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Federal Reserve - Capitolo VIII (Parte seconda)

By admin • Apr 14th, 2008 • Categoria: Federal Reserve

È legittimo chiedersi: “proprio al momento giusto” per chi? Certamente non per gli americani, che non avevano nessuna necessità della “mobilitazione del credito” o di promulgare l’imposta sul reddito per finanziare la guerra europea. L’affermazione di Hull fornisce una rara visione nelle macchinazioni dei nostri “funzionari pubblici”.

Il “Notes of the Journal of Political Economy” (ottobre 1917), afferma: «L’effetto della guerra sugli affari della Federal Reserve Bank ha richiesto un immenso sviluppo del suo personale, con un corrispondente aumento di spesa. Senza, naturalmente, essere in grado, a proposito di questo, di anticipare per tempo e adeguatamente una domanda dei loro servizi, gli artefici dell’Atto della Riserva Federale si premunirono che le banche della Federal Reserve dovettero fungere da agenti fiscali del Governo».

Era dal 1887 che i banchieri stavano aspettando di decretare per gli Stati Uniti un programma di banca centrale così da poter finanziare una guerra fra le nazioni europee, che già avevano portato al fallimento con i programmi d’armamento e di “difesa”. La funzione più impegnativa del meccanismo della banca centrale fu la finanza di guerra.

Il 13 ottobre 1917, in un celebre discorso Woodrow Wilson affermò: «è chiaramente imperativo che ci dovrà essere una mobilitazione completa delle riserve bancarie degli Stati Uniti. L’onore e l’onere [dei prestiti agli alleati] dovranno essere condivisi da ogni istituzione bancaria del paese. Credo che la cooperazione da parte delle banche sia in questo momento un dovere patriottico, e che essere membri del Sistema della Riserva Federale sia una precisa ed efficace prova di patriottismo».

E.W. Kemmerer scrive che «come agenti fiscali del governo, le Banche della Riserva Federale resero alle nazioni servigi di incalcolabile valore, dopo la nostra entrata in guerra. Esse furono di grande aiuto nella conservazione delle nostre risorse d’oro, nella regolamentazione dei nostri cambi esteri e nell’accentramento delle nostre energie finanziarie. Non si può fare a meno di provare un brivido quando si pensa che cosa sarebbe accaduto se la guerra ci avesse sorpreso con il nostro vecchio sistema bancario decentrato ed antiquato».

Fra un brivido e l’altro il sig. Kemmerer sembra ignorare che se avessimo mantenuto “il nostro vecchio sistema bancario antiquato” non avremmo potuto né finanziare la guerra mondiale né tantomeno parteciparvi.

Lo stesso Woodrow Wilson non credeva nella sua crociata per salvare il mondo attraverso la democrazia. Più tardi scrisse che “la guerra mondiale era una questione di rivalità economica”.

Il Senatore McCumber interrogò Wilson sulle circostanze della nostra entrata in guerra, chiedendogli: «Ritiene che se la Germania non avesse compiuto nessun atto di guerra o alcun gesto d’ingiustizia contro i nostri cittadini avremmo potuto entrare in questa guerra?»

«Credo di sì», rispose Wilson.

«Pensa che ci saremmo arrivati in qualche modo?» insisté McCumber.

«Penso di sì» disse Wilson.

Nel suo discorso sulla guerra del 1917, Wilson incluse un incredibile tributo ai comunisti russi che stavano macellando instancabilmente il ceto medio di quel paese sfortunato.

Una certezza si è aggiunta alla nostra speranza nella futura pace mondiale grazie alle cose meravigliose ed incoraggianti che sono accadute in poche settimane in Russia. Ecco qui un partner giusto per una Lega dell’Onore” [91].

Il peana di Wilson per un regime sanguinario che avrebbe assassinato sessantasei milioni dei suoi cittadini nella maniera più barbara, mette in rilievo le sue simpatie e i suoi veri garanti — i banchieri che finanziarono il bagno di sangue in Russia. Quando la Rivoluzione Comunista sembrò incerta, Wilson spedì in Russia il suo emissario personale, Elihu Root, con cento milioni dollari presi dal suo Fondo Speciale d’Emergenza per la Guerra (Special Emergency War Fund) al fine di salvare il regime bolscevico traballante.

La documentazione sul coinvolgimento della Kuhn&Loeb Company nell’insediamento del comunismo in Russia è troppo vasta per poterla citare qui, ma vogliamo comunque riportarne un riassunto. Nel suo libro Czarism and Revolution (1962) il generale Arsène de Goulevitch scrive:

Il sig. Bakmetiev, il defunto ambasciatore imperiale russo negli Stati Uniti, dichiarò che i Bolscevichi, dopo la vittoria, trasferirono 600 milioni di rubli in oro alla Kuhn&Loeb Company negli anni tra il 1918 e il 1922.”.

Dopo l’ingresso degli Stati Uniti mella prima guerra mondiale, Woodrow Wilson consegnò il governo americano ad un triumvirato dei garanti della sua campagna, Paul Warburg, Bernard Baruch ed Eugene Meyer. Baruch fu messo a capo del War Industries Board, con poteri di vita e di morte su ogni fabbrica degli Stati Uniti; a Eugene Meyer venne affidata la dirigenza della War Finance Corporation, responsabile del programma del prestito che finanziò la guerra; Paul Warburg fu preposto al controllo del sistema bancario della nazione [92].

Conoscendo i sentimenti americani, che durante il 1915 e il 1916 erano rivolti contro gli inglesi e a favore dei tedeschi, i nostri alleati britannici vedevano con qualche preoccupazione la supremazia di Paul Warburg e della Kuhn&Loeb Company. Ai fini di una prosecuzione della guerra la loro posizione privilegiata nell’Amministrazione era scomoda perché uno dei fratelli di Paul, Max Warburg, all’epoca era a capo del servizio segreto tedesco. Il 12 dicembre 1918, il servizio segreto navale degli Stati Uniti riferì su Paul Warburg come segue:

“WARBURG, PAUL: New York City. Tedesco, cittadino naturalizzato nel 1911. Decorato dal Kaiser nel 1912. Vicepresidente del Federal Riserve Board. Ha maneggiato grandi somme di denaro date dalla Germania a Lenin e Trotsky. Ha un fratello che è a capo del sistema di spionaggio della Germania”.

Cosa singolare, questo rapporto, che doveva essere stato compilato molto tempo prima, mentre eravamo in guerra con la Germania, non fu reso noto fino al 12 dicembre 1918, dopo che fu firmato l’armistizio. Inoltre esso non contiene l’informazione che Paul Warburg si dimise dal Federal Reserve Board nel maggio del 1918: il che colloca la compilazione del rapporto a prima del 1918, quando contro Paul Warburg poteva essere teoricamente aperta un’accusa di tradimento a causa del controllo che suo fratello esercitava sui servizi segreti tedeschi.

Un altro fratello Warburg, Felix, si trovava a New York come amministratore della Prussian Life Insurance Company di Berlino; e presumibilmente non era contento di vedere tanti dei suoi sottoscrittori di polizze uccisi nella guerra.

Il 26 settembre 1920, nei necrologi per Jacob Schiff pubblicati sul “New York Times” apparve un riferimento alla Kuhn&Loeb Company: «durante la guerra mondiale alcuni dei suoi membri era in contatto continuo con il governo a causa della loro responsabilità di consulenti. Essa partecipò alle conferenze che si tennero riguardo all’organizzazione e alla formazione della Federal Riserve System

Il necrologio di Schiff del 1920 rivelò per la prima volta che anche Jacob Schiff, come i Warburg, aveva due fratelli in Germania durante la prima Guerra Mondiale, Philip e Ludwig Schiff, di Francoforte sul Meno, che intrattenevano rapporti col governo tedesco in qualità di banchieri. Questa non era una circostanza da prendere alla leggera: da entrambi i lati dell’Atlantico, ai vertici del potere bancario e finanziario non c’erano oscuri individui privi di una qualche influenza sulla condotta della guerra. Al contrario, durante la guerra i soci della Kuhn & Loeb ottennero alti posti governativi negli Stati Uniti, mentre in Germania i fratelli Warburg (Max e Fritz) e i fratelli Schiff (Philip e Ludwig) si muovevano disinvoltamente nelle riunioni di governo. Come ricorda Max Warburg [93], «il Kaiser batté il pugno sul tavolo e gridò: “Ma tu devi avere sempre ragione?”. Però poi ascoltò attentamente il punto di vista di Max sulle questioni finanziarie».

Nel giugno del 1918, Paul Warburg scrisse una nota privata a Woodrow Wilson: «in Germania ho due fratelli che sono banchieri. Naturalmente ora loro servono il loro paese con la massima abilità, come io servo il mio» [94].

Né Wilson né Warburg trovarono la situazione così preoccupante, e Paul Warburg portò a termine il suo mandato nel Consiglio dei Governatori della Federal Reserve, mentre la guerra mondiale continuava ad infuriare.

Note

[91] Public Papers of Woodrow Wilson, Dodd & Baker, vol. 5, pp. 12-13.

[92] “The NewYork Times”, 10 agosto 1918: «il sig. [Paul] Warburg fu l’autore del piano organizzativo della War Finance Corporation».

[93] Max Warburg, Memoirs of Max Warburg, Berlin, 1936.

[94] David Farrar, The Warburgs, Michael Joseph, Ltd., London, 1974.


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