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Claudio Moffa | Il mortaretto di Avezzano e la notizia bomba: il 6 giugno processo agli squadristi di Teramo

By admin • Mar 30th, 2008 • Categoria: Articoli, Interviste

a cura di Manuela Graziani


Prof. Moffa, dopo i fatti di Teramo (l’aggressione e la censura su Faurisson), l’8 marzo l’amministrazione di Avezzano impedisce la presentazione del libro La storia imbavagliata, con lei ospite dell’associazione Minerve, un gruppo che la stampa locale ha definito di estrema destra anche se il suo programma mette al primo posto la difesa dei princìpi di libertà di opinione previsti dalla Costituzione italiana e dallo Statuto europeo. L’Abruzzo terra ostile alla libertà di opinione? Cosa è successo?

Da criticare non è certo la popolazione abruzzese, ma l’élite politico-mediatica dell’Abruzzo, che ad Avezzano e soprattutto a Teramo hanno pensato e pensano che gli atteggiamenti liberticidi possano essere condivisi dal loro elettorato. Con un distinguo necessario: nel centrosinistra Rifondazione e Partito democratico si propongono come i nuovi microfascisti, arroganti e imbroglioni allo stesso tempo. Cianciano di Resistenza senza averla mai fatta, e si comportano — almeno i loro esponenti coinvolti nei due episodi — come dei mediocri servi dei poteri forti che controllano l’Abruzzo sotto l’egida di un centrosinistra che, qui come nel resto del paese, di sinistra non ha quasi più nulla. Nel centro destra, i postfascisti hanno paura che si rinfacci loro il passato, e dunque non hanno il coraggio di opporsi all’arroganza degli imbroglioncelli “resistenziali”: sono sotto ricatto, e non reagiscono perdendo l’occasione di diventare essi difensori delle libertà costituzionali. Il tutto ovviamente, con una differenza netta fra Avezzano e Teramo.

Quale differenza?

A Teramo lo scontro riguardava la conferenza di Faurisson, coinvolgeva l’Ateneo oltre che la destra cittadina (per destra intendo il PRC e il Partito democratico), e la stampa locale “progressista” . È stato un evento importante, seguito dalla stampa internazionale. Avezzano al confronto è stata un’operazione da macchietta, un microepisodio generato da tragicomico panico di cui non riesco a capire ancora il significato. Un trafiletto con lo sproloquio di un rifondarolo sul solito Centro — il quotidiano che era stato responsabile del putiferio nazionale della vicenda Faurisson a Teramo — poi qualche fax di presunti partigiani o simili, e a macchia d’olio l’ingigantimento del caso. Assolutamente ridicolo, una partita giocata tutta fra i politici, nell’indifferenza assoluta della popolazione che ha vissuto la giornata del dibattito senza nemmeno accorgersi di quello che era accaduto. E allora cosa è successo? Una manovra elettorale dei rifondaroli contro il sindaco di centrodestra Floris? Un attacco contro l’associazione Minerve, indicata come un’“organizzazione di estrema destra” da mettere a tacere? O un attacco contro di me, che pure all’inizio ero in “seconda linea” rispetto alla stessa Minerve? Ancora non lo so. Di certo alla presentazione del libro La storia imbavagliata, non c’era alcun negazionista. Tutto ha assunto i contorni di un evento tanto inaspettato quanto surreale.

Sta di fatto che di nuovo come a Teramo ha molto giocato la paura di un bis squadrista…

Sicuramente la paura c’è stata. Il giorno prima del dibattito avevo parlato con un funzionario incaricato dal sindaco Floris a studiare la questione dal punto di vista legale: ovviamente non aveva trovato nulla di ostativo allo svolgimento del dibattito, tranne l’ipotesi di problemi di ordine pubblico assolutamente inesistenti. Ma sembrava imbarazzato, quasi avesse timore che gli arrivasse in casa qualcuno. Però, ripeto, in una situazione mille miglia distante dai fatti di Teramo del maggio 2007. E dunque mi sembra di capire che, quale sia il motivo vero, iniziale, degli attacchi dei fascisti del centrosinistra avezzanese alla presentazione del libro La storia imbavagliata, molto ha giocato nel caso di Avezzano la non conoscenza dell’evento messo sotto accusa, e inoltre, il ruolo della stampa locale, sia per l’ingigantimento ed anzi l’invenzione del “caso”, sia per la censura su quel che sta accadendo dopo i fatti di Teramo. Tutti a pensare o a far finta di pensare a un bis di Faurisson, senza ricordare innanzitutto che a Teramo l’invito al collega francese era stato bilanciato dagli inviti a ben 6 esponenti della o intellettuali vicini alla comunità ebraica (Dan Segre, l’ambasciatore israeliano, Furio Colombo, Valentina Pisanty, Marcello Pezzetti, Renzo Gattegna), e che ad Avezzano comunque Faurisson non c’era, non c’era alcun Ateneo di mezzo, nessun master di rilevanza nazionale, nessun “negazionista” da linciare, ma solo la presentazione di un libro di autori come Michele Ainis, Augusto Sinagra, Emanuela Irace, Domenico Losurdo, Angelo D’Orsi, Israel Shamir e tanti altri. Un libro già presentato a Roma nel Palazzo di Giustizia, invitati alcuni giuristi di fama, a cominciare dal Segretario dell’Unione Camere Penali, e lo stesso presidente dell’Ordine nazionale dei Giornalisti. Un libro promosso a Teramo da una associazione, Minerve, che ha sicuramente fra i suoi componenti persone che vengono dalla destra e forse sono tuttora di destra, ma che ha entrature e riconoscimenti nel Parlamento europeo e persino nell’entourage di un noto filoisraeliano come Sarkozy. Solo un cretino o imbroglione come il rifondarolo Riccardi poteva, con l’aiuto del solito Centro, dar fuoco al mortaretto di Avezzano. Mi piacerebbe incontrarlo, per un confronto a due. Ma probabilmente è un vigliacco, di quelli che fanno la voce grossa e poi si nascondono dalla paura.

Lei accennava anche al ruolo della stampa locale, demonizzazione e disinformazione allo stesso tempo…

Sì, certo. Della disinformazione ho già detto. Ma la notizia importante, è questa, che per la prima volta viene diffusa in questa intervista da un organo di informazione: il 6 giugno prossimo si terrà a Teramo un’udienza per il rinvio a giudizio degli squadristi teramani. Due le considerazioni al proposito: la prima è che certo, a Teramo abbiamo avuto a che fare con i ben noti poteri forti, i veri razzisti e i veri totalitari della nostra epoca, ma qualcosa — beninteso senza per questo voler essere ottimisti — si è finalmente mosso nel senso della giustizia eguale per tutti.
La seconda considerazione riguarda la stampa, abruzzese in particolare. Sul tragicomico evento di Avezzano tutti si sono precipitati a parlare, a sparlare, a straparlare. Notizia ghiotta! Ma nessuno ha mai annunciato ai teramani e agli abruzzesi la notizia del rinvio a giudizio degli squadristi: un evento simbolico, quale che sia il suo esito finale, che la dice lunga su chi avesse ragione sul caso Faurisson. E che se conosciuta dai politici avezzanesi prima dell’8 marzo scorso, sicuramente avrebbe permesso una loro diversa posizione: forse non tanto da parte del Clouseau rifondarolo a caccia di inesistenti fascisti, ma quanto meno dei politici di centrodestra che si sono intimoriti per qualche fax di troppo.


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