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	<title>OrionOnline</title>
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	<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 06:59:02 +0000</pubDate>
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		<title>LA DISFATTA DEL MERCATO</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 06:59:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160;
di Marco d&#8217;Eramo
Sbilanciamoci: dopo il dibattito dell&#8217;altra notte, John McCain perderà queste  elezioni e Barack Obama sarà il primo presidente afro-americano degli Stati  uniti (sempre che Dick Cheney non ci riservi un bell&#8217;attacco all&#8217;Iran o che  Osama Bin Laden non ci regali un bell&#8217;attentato preelettorale).
Ma questa  buona notizia è bilanciata da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="modulogiornale">&nbsp;</p>
<p class="pezzofirma"><em>di Marco d&#8217;Eramo</em></p>
<p class="pezzotesto">Sbilanciamoci: dopo il dibattito dell&#8217;altra notte, John McCain perderà queste  elezioni e Barack Obama sarà il primo presidente afro-americano degli Stati  uniti (sempre che Dick Cheney non ci riservi un bell&#8217;attacco all&#8217;Iran o che  Osama Bin Laden non ci regali un bell&#8217;attentato preelettorale).<br />
Ma questa  buona notizia è bilanciata da una pessima, e cioè che anche Obama sembra del  tutto sconnesso dal mondo reale. Sia lui che John McCain hanno ripetuto,  invariate, le loro proposte economiche, come se nulla fosse successo da tre mesi  a questa parte. Hanno ammesso che la situazione è seria, ma poi hanno rifritto  la stessa solfa, facendo a gara a chi taglia più tasse, come se nel frattempo la  situazione non fosse precipitata. Altro che New Deal! sono apparsi del tutto  inadeguati all&#8217;immanità del compito che li attende. Come se non si rendessero  conto della minaccia che incombe sul mondo. Perché, se invece se ne rendono  conto, allora non hanno idea di come farvi fronte, prigionieri come sono ambedue  dell&#8217;ortodossia liberista, per cui l&#8217;unico strumento di politica economica a  disposizione dello stato è quello di diminuire le tasse e aumentare l&#8217;offerta di  moneta, o stampandola o allentando il credito.<br />
A loro attenuante, va detto  che tutta la classe politica occidentale - ministri dell&#8217;economia e banche  centrali - è prigioniera della stessa bigotteria monetarista. L&#8217;unica  definizione possibile dell&#8217;integralismo è questa: se una filosofia, ideologia,  dottrina economica fallisce miseramente, fondamentalista è colui che attribuisce  questo fallimento non alla filosofia, alla dottrina, all&#8217;ideologia, ma al fatto  che essa è stata applicata male o solo parzialmente. Visto che il libero mercato  ha fallito, il fondamentalista dice: c&#8217;era troppo stato, bisogna ridurlo ancora  (tagliare le tasse rende lo stato più debole).<br />
È questo fondamentalismo di  mercato che oggi vediamo in azione. Le banche centrali stanno facendo tutto, e  solo quello, che la dottrina liberista consente loro. E più le loro azioni  falliscono, più si rinsaldano nelle loro convinzioni.<br />
Un po&#8217; di storia: gli  anni &#8216;70 segnarono la fine di un&#8217;epoca, quella del keynesismo e della sua  versione politica, la socialdemocrazia in Europa e il New Deal in America. Il  keynesismo fu scalzato perché le sue ricette si rivelarono incapaci di guarire  la stagflazione (allora fu inventato questo termine) provocata dalla rottura  degli accordi di Bretton Woods e dalla conseguente crisi petrolifera.  Nell&#8217;olimpo delle dottrine economiche, John Maynard Keynes fu spodestato e  Milton Fridman assurse a profeta dei nuovi missionari, i Chicago Boys, che  diffusero il suo verbo in tutto il mondo, a cominciare dal Cile del generale  Pinochet. E a Washington prese il potere la cinghia di trasmissione politica del  liberismo, cioè quel Ronald Reagan che fece della deregulation il vangelo  dell&#8217;occidente.<br />
La crisi attuale è l&#8217;equivalente, simmetrico e inverso degli  anni &#8216;70: è la fine di un paradigma (nel senso in cui Thomas Kuhn ne parlò nel  suo libro sulle rivoluzioni scientifiche).<br />
La bufera del 2007-2008  rappresenta per il liberismo quel che i &#8216;70 furono per il keynesismo: una  disfatta totale. Verifichiamo oggi la totale inefficacia delle misure monetarie  per invertire il corso dell&#8217;economia reale. Se pure salviamo le banche e  tuteliamo i mutui, nulla cambierà l&#8217;incontrovertibile realtà, e cioè che se non  cresce il potere d&#8217;acquisto della maggioranza, l&#8217;economia non può ripartire. Ma  da 20 anni il liberismo ci ha promesso che tutti avremmo potuto prosperare con  salari più bassi, pensioni più striminzite, lavori più precari, licenziamenti  più facili. Ora a questi stessi disoccupati, o occupati part-time, o Cococo, si  chiede di far ripartire l&#8217;economia, cioè di consumare di più, comprare di più.  Ma con che soldi? Per sette anni l&#8217;amministrazione Bush ci ha fornito una sola  risposta: coi «buffi», facendo debiti, con carte di credito regalate come  noccioline, con case comprate a ufo e ipotecate per ottenere liquidi con cui  andare in vacanza. Ricordate l&#8217;infame esortazione di Bush agli americani dopo  l&#8217;11 settembre: «Go shopping»? E certo che con stipendi bassi, saltuari e  precari, l&#8217;unico modo per spendere è indebitarsi. Ora il rubinetto del credito  si è chiuso. L&#8217;unico modo per far ripartire l&#8217;economia sarebbe creare lavori  reali con stipendi reali, cioè varare in tutto il mondo grandi programmi di  lavori pubblici, come fece non solo il New Deal di Roosevelt (la Tennessee  Valley Authority), ma anche la Germania nazista di Schacht (il sistema  autostradale tedesco), l&#8217;Italia fascista di Mussolini (le paludi pontine) e  perfino l&#8217;America post bellica di Ike Eisenhower con la gigantesca rete  autostradale statunitense.<br />
Invece i nostri leader continuano a pensare che  basti salvare le banche, le borse, gli azionisti perché tutto si aggiusti. Sarà  impietoso, ma è il caso di ricordare il giudizio data sull&#8217;economia monetarista  da un uomo che certo non può essere sospettato di simpatie progressiste  (all&#8217;epoca era capo della Cia) , l&#8217;ex presidente George Bush, padre dell&#8217;attuale  presidente, che definì la supply side economy «economia vudu». E infatti sembra  che ai nostri banchieri e ministri non resti altro da fare che una bella danza  propiziatoria o un bel pellegrinaggio a Lourdes, come Benedetto XVI non fa che  ripetere.</p>
<p>(<a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/09-Ottobre-2008/art1.html">&#8220;il manifesto&#8221;, giovedì 9 ottobre 2008</a>)</p>
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		<title>Africa.  È  in  Sicilia  la  direzione  strategica  delle  forze  speciali “anti -terrorismo” Usa</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 17:36:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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di Antonio Mazzeo
 
A Stoccarda, l&#8217;1 ottobre 2008, s&#8217;insedia Africom, il comando delle forze armate Usa per l&#8217;Africa. La centrale d&#8217;intelligence per le operazioni di guerra nel continente è tuttavia presente da 5 anni nella base aeronavale di Sigonella. Nel più assoluto segreto, stazioni di telecomunicazioni e aerei P-3C Orion coordinano la “guerra al [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><em>di Antonio Mazzeo</em><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><o:p> </o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">A Stoccarda, l&#8217;1 ottobre 2008, s&#8217;insedia Africom, il comando delle forze armate Usa per l&#8217;Africa. La centrale d&#8217;intelligence per le operazioni di guerra nel continente è tuttavia presente da 5 anni nella base aeronavale di Sigonella. Nel più assoluto segreto, stazioni di telecomunicazioni e aerei P-<st1:metricconverter productid="3C" w:st="on">3C</st1:metricconverter> Orion coordinano la “guerra al terrorismo” in un&#8217;area compresa tra il Golfo di Guinea e il Corno d&#8217;Africa.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><o:p> </o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">La raccolta e l&#8217;elaborazione d&#8217;informazioni sono necessarie per dirigere i bombardamenti contro popolazioni civili, i sequestri e le deportazioni illegali di persone “sospette”. I reparti ospitati a Sigonella sono pure coinvolti nell&#8217;addestramento e la fornitura di armamenti ad eserciti responsabili di gravi crimini contro l&#8217;umanità. E l&#8217;Us Air Force preannuncia l&#8217;arrivo di militari e mezzi in Sicilia…</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><o:p> </o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">“Joint Task Force JTF Aztec Silence” è il nome della forza speciale creata dal Dipartimento della difesa degli Stati Uniti per condurre missioni d&#8217;intelligence, sorveglianza terrestre, aerea e navale, nonché vere e proprie operazioni di combattimento in Africa settentrionale ed occidentale. Il primo ad illustrarne le finalità è stato il generale James L. Jones, comandante delle forze armate Usa in Europa (Eucom), in un&#8217;audizione davanti alla sottocommissione difesa del Senato, l&#8217;1 marzo 2005. “Eucom – ha dichiarato Jones - ha istituito nel dicembre 2003 JTF Aztec Silence , ponendola sotto il comando della VI Flotta Usa, per contrastare il terrorismo transnazionale nei paesi del nord Africa e costruire alleanze più strette con i governi locali”. Il generale statunitense si è poi soffermato sulle unità d&#8217;eccellenza prescelte per coordinarne le operazioni. “A sostegno di JTF Aztec Silence, le forze d&#8217;intelligence, sorveglianza e riconoscimento (ISR) della Us Navy basate a Sigonella, Sicilia, sono state utilizzate per raccogliere ed elaborare informazioni con le nazioni partner. Questo robusto sforzo cooperativo ISR è stato potenziato grazie all&#8217;utilizzo delle informazioni raccolte dalle forze nazionali locali”. Le unità aeree e navali della VI Flotta operanti nel Mediteranno, le differenti agenzie Usa d&#8217;intelligence e i partner Nato europei collaborano con la speciale task force nella raccolta d&#8217;informazioni. [<a href="http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&amp;op=viewarticle&amp;artid=7962">continua</a>]</p>
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		<title>Adl: ondata di espressioni antisemite negli Usa dopo crisi economica</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Oct 2008 13:56:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ (Israele, 3 ottobre 2008)




























La Anti-Defamation League (Adl) ha rilevato una forte ondata di espressioni antisemite nei siti Internet degli Stati Uniti e dei Paesi anglossasoni in seguito alla crisi economica, nella quale è coinvolta Wall Street. [qui]
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="titoloapertura"></span> (Israele, 3 ottobre 2008)</p>
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<p><!-- testo -->La Anti-Defamation League (Adl) ha rilevato una forte ondata di espressioni antisemite nei siti Internet degli Stati Uniti e dei Paesi anglossasoni in seguito alla crisi economica, nella quale è coinvolta Wall Street. <a href="http://www.peacereporter.net/default_news.php?idn=54746">[qui]</a></p>
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		<title>Spike Lee: l&#8217;Italia ha una ferita storica da sanare</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Oct 2008 20:40:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[MILANO (3 ottobre) - Prima dell&#8217;inizio dell&#8217;incontro di Milano, gli organizzatori avevano premesso: Spike Lee non vuole più commentare le polemiche scatenate dal suo ultimo film. Poi però è stato lo stesso regista, arrivato per un dibattito al cinema Anteo di Milano, a voler dire l&#8217;ultima parola su Miracolo a Sant&#8217;Anna: «Ha creato una discussione, quindi vuol dire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MILANO (3 ottobre) - Prima dell&#8217;inizio dell&#8217;incontro di Milano, gli organizzatori avevano premesso: Spike Lee non vuole più commentare le polemiche scatenate dal suo ultimo film. Poi però è stato lo stesso regista, arrivato per un dibattito al cinema Anteo di Milano, a voler dire l&#8217;ultima parola su <em>Miracolo a Sant&#8217;Anna</em>: «Ha creato una discussione, quindi vuol dire che ha funzionato, ha messo le mani su una ferita aperta in Italia, che mi auguro prima o poi si chiuda». [<a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=32163&amp;sez=HOME_CINEMA">qui</a>]</p>
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		<title>Camorra: Maroni, &#8220;faremo sentire la voce dello Stato&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Oct 2008 16:48:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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(ASCA) - Caserta, 3 ott - Con l&#8217;impegno straordinario che le istituzioni hanno messo in campo in Campania, dopo le stragi di camorra, &#8221;lo Stato fara&#8217; sentire la sua voce alla criminalita&#8217; che pensa che l&#8217;unica voce che si puo&#8217; far sentire e&#8217; solo quella del Kalashnikov&#8221;. Lo ha detto stamane il Ministro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><meta http-equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8" /><meta name="ProgId" content="Word.Document" /><meta name="Generator" content="Microsoft Word 11" /><meta name="Originator" content="Microsoft Word 11" /></p>
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<p>(ASCA) - Caserta, 3 ott - Con l&#8217;impegno straordinario che le istituzioni hanno messo in campo in Campania, dopo le stragi di camorra, &#8221;lo Stato fara&#8217; sentire la sua voce alla criminalita&#8217; che pensa che l&#8217;unica voce che si puo&#8217; far sentire e&#8217; solo quella del Kalashnikov&#8221;. Lo ha detto stamane il Ministro dell&#8217;Interno, Roberto Maroni nel corso di una conferenza stampa a Caserta dopo il vertice con le forze di polizia sull&#8217;emergenza criminalita&#8217; nella regione.<span> </span></p>
<p><span></span>Lo stesso responsabile del Viminale ha spiegato che la riunione e&#8217; servita per &#8221;predisporre il dispositivo, nel modo piu&#8217; accurato&#8221; che lo Stato ha messo in piedi contro la camorra. [<a href="http://www.asca.it/moddettnews.php?idnews=781824&amp;canale=ORA&amp;articolo=CAMORRA:%20MARONI,%20FAREMO%20SENTIRE%20LA%20VOCE%20DELLO%20STATO">qui</a>]</p>
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		<title>Alle radici della castrazione linguistica</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Oct 2008 11:21:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<category><![CDATA[Nero su Bianco]]></category>

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		<description><![CDATA[di Fabrizio Maullu
 
 
L’ipocrisia lessicale portata alle sue estreme conseguenze: il politicamente corretto
 
I così detti “fenomeni di costume” che nel nostro Paese arrivano ai vertici della popolarità e della diffusione hanno solitamente tutti quanti una matrice comune: rappresentano un triste scimmiottamento delle ancor più tristi manie statunitensi, con l’aggravante di un ritardo quantificabile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><o:p></o:p><o:p></o:p><em>di Fabrizio Maullu</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><o:p> </o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><o:p> </o:p><br />
<strong>L’ipocrisia lessicale portata alle sue estreme conseguenze: il politicamente corretto</strong><em><o:p></o:p></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><o:p> </o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><o:p></o:p>I così detti “fenomeni di costume” che nel nostro Paese arrivano ai vertici della popolarità e della diffusione hanno solitamente tutti quanti una matrice comune: rappresentano un triste scimmiottamento delle ancor più tristi manie statunitensi, con l’aggravante di un ritardo quantificabile in almeno un lustro.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Si pensi solo a quanti film d’oltre Oceano abbiamo visto in cui il protagonista scende da un fuoristrada delle dimensioni di un autotreno e dalla cilindrata consona ad un piccolo aeroplano prima che le nostre città venissero popolate da simili veicoli, sicuramente utili per una escursione nel deserto ma palesemente in difficoltà in un qualunque centro storico italiano. Oppure a quanto ci hanno fatto sorridere le “sit com” in cui famiglie di ciccioni soddisfatti non riescono a sopportare l’oretta e mezza al cinema di una qualunque “Arma letale” senza il conforto di un secchio di pop corn dalla portata indefinibile, prima di renderci conto di come abbia preso piede anche da noi questo curioso fenomeno di “horror vacui”, dove il vuoto è ovviamente quello del già citato secchio.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Diciamolo senza tanti giri di parole: copiamo dagli americani, e lo facciamo pure male.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">A questa regola non sfugge neppure quella che probabilmente è la più grossa perversione lessicale degli ultimi cinquanta anni, quella che va sotto l’inquietante nome di “politicamente corretto”.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Parlare di perversione lessicale può sembrare forse una forzatura, o, a voler essere generosi, una frase a effetto, ma di fronte a ciechi che come per incanto diventano “non vedenti”, a spazzini che si vedono promossi a “operatori ecologici”, e persino a nani che vedono sublimato il loro essere in uno spettacolare “verticalmente svantaggiati” non mi sembra proprio di esagerare.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Per capire come si possa essere arrivati a questo triste epilogo (sempre che di epilogo si possa parlare, e non piuttosto di una tappa intermedia verso esiti ancora imprevedibili) è utile la lettura di un testo uscito negli USA nel 1993, <em>La cultura del piagnisteo – La saga del politicamente corretto</em>, libro che nasce da un ciclo di conferenze tenute da Robert Hughes (giornalista australiano critico d’arte del “Time”) nel gennaio del 1992 presso <st1:personname productid="la Biblioteca Pubblica" w:st="on"><st1:personname productid="la Biblioteca" w:st="on">la Biblioteca</st1:personname> Pubblica</st1:personname> di New York, pubblicato in Italia dalla Adelphi nel 1994.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Hughes fa partire la sua analisi (che come si <span> </span>può facilmente intuire è decisamente spietata) dall’osservazione di quella generazione di studenti protagonisti delle rivolte studentesche del ’68 che, rientrati nelle università come docenti, assistono allo sgretolarsi definitivo delle loro giovanili speranze di rivoluzione.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">La reazione a questo trauma è l’abbandono delle teorie marxiste classiche, che si sono rivelate inattendibili nella loro previsione dell’avvento di una nuova società basata sulla dittatura del proletariato, e il conseguente accostarsi a quelle che Hughes definisce impietosamente come “eteree e paranoiche” teorie della scuola di Francoforte, i cui rappresentanti più autorevoli sono Theodor Adorno e Herbert Marcuse.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Parlare di teorie paranoiche non è sicuramente eccessivo, nel momento in cui si parte dall’assioma secondo il quale “tutta la vita umana è governata da meccanismi repressivi, insiti non nella politica manifesta, bensì nel linguaggio, nell’educazione, nel divertimento, insomma nell’intera struttura della comunicazione sociale.”</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Ma il sublime si raggiunge quando alla scuola di Francoforte si affianca il “post-strutturalismo” francese che, attraverso gli scritti di Michel Foucault e di Jacques Derrida, spoglia il “soggetto” inteso come “singolo agente pensante” della possibilità di agire nella realtà e di modificarla. In questo modo ciò che resta è solamente il linguaggio.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">L’uomo non ha nessun controllo sulla propria storia, né potrà mai averlo: in base a questa teoria la verità è inconoscibile, per cui dobbiamo diffidare di qualunque proposizione, tranne di quella secondo la quale tutte le proposizioni sono sospette.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">L’intellettuale non può pertanto che prendere atto di questo stato di cose, e porsi a guardia della nuova ortodossia, quella linguistica.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Parafrasando i cultori del linguaggio rispettoso di tutte le minoranze vere e presunte si potrebbe <span> </span>tranquillamente affermare che seguendo questo ragionamento ci si trova in un vicolo “non vedente” davvero desolante, ma nutrendo un malcelato disprezzo per qualunque ipocrisia, inclusa quella lessicale, mi limito a rabbrividire al pensiero di sedicenti intellettuali che anziché cercare di volare alto, con l’elaborazione di un <span> </span>pensiero originale, strisciano nella desolante mediocrità della ricerca dell’espressione neutra. Non importa in fondo ciò che si dice, ciò che conta è che lo si dica in maniera tale da non offendere nessuno. Ma il modo migliore per essere sicuri di non urtare la sensibilità altrui con le parole non sarebbe forse tacere?</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Qualunquismo della peggior specie, lo so, chiedo venia, ma le mie origini contadine mi rendono diffidente nei confronti di ragionamenti che si attorcigliano su se stessi in un crescendo di ipocrisia e conformismo da cui emerge prepotente una nuova e finora inedita figura di eroe, che si pone al centro dell’attenzione collettiva: la vittima.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Argutamente nota Hughes: “Poiché la nuova sensibilità decreta che i nostri eroi saranno solo le vittime, il rango di vittima comincia a essere reclamato anche dal maschio americano bianco. Di qui la fortuna di terapie che insegnano che siamo tutti vittime dei nostri genitori; che non è colpa nostra se siamo scriteriati, venali o francamente scellerati, perché veniamo da famiglie disfunzionali”.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Ma se è stato abbastanza agevole identificare i colpevoli (in questo caso i genitori) e addossargli qualunque nefandezza, decisamente più complicato è indicare una via d’uscita: se la nostra famiglia d’origine è per qualche insondabile motivo “disfunzionale” (qualunque cosa significhi), cosa possiamo fare per evitare di ricadere noi stessi nel medesimo errore?</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Per i sacerdoti del politicamente corretto questo è un falso problema: squarciato il velo semantico che ricopre la realtà, rendendola triste e meschina, come per incanto cesseranno le ingiustizie, le disparità, e tutti vivremo felici e contenti.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Non si salva neppure il femminismo da questa ondata anomala di buone intenzioni linguistiche (pavimentazione ideale per il sentiero che conduce all’inferno della ragione), come ancora una volta esprime in maniera tanto stringata quanto ineccepibile Hughes: “ Intanto, la nuova ortodossia del femminismo sta abbandonando l’immagine della donna autonoma ed esistenzialmente responsabile a favore della donna vista come vittima inerme dell’oppressione maschile; trattarla da uguale di fronte alla legge significa aggravare la sua condizione di vittima”.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Si giunge pertanto ad un punto di non ritorno: “In questo e in una dozzina di altri modi veniamo creando un’infantilistica cultura del piagnisteo,dove c’è sempre un padre-padrone a cui dare la colpa e dove l’ampliamento dei diritti procede senza l’altra faccia della società civile: il vincolo degli obblighi e dei doveri.”</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Se negli Stati Uniti nasce dalla crisi del marxismo, e probabilmente dalla ricerca di una nuova ortodossia in cui credere, nel nostro Paese l’ossessione per il politicamente corretto assume spesso dei connotati ben precisi di dissimulazione di realtà altrimenti sgradevoli: parlare di “esuberi”, per esempio, fa pensare ad astruse e asettiche pratiche aziendali, e non trasmette quella fastidiosa sensazione che invece sarebbe automatica parlando più concretamente di “licenziamenti”. Allo stesso modo “delocalizzazione” a tutto fa pensare, tranne che al trasferimento di un’industria in zone del mondo in cui sia più facile sfruttare i lavoratori e privarli dei più elementari diritti.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Da un altro punto di vista il politicamente corretto agisce in senso per così dire “orizzontale”: qualunque termine che possa richiamare concetti <span> </span>di inferiorità o di superiorità deve essere bandito, per cui<span>  </span>un uomo costretto su una sedia a rotelle cessa di essere un handicappato per diventare “diversamente abile”, senza che questo contribuisca neppure in minima parte a <span> </span>rendere in qualche modo migliore la sua situazione. <span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Non è difficile ravvisare in questo fenomeno una pesante responsabilità da parte dei media che, scientemente, o per semplice “emulazione” (anche se sarebbe forse più corretto parlare di <span> </span>appiattimento culturale) tendono a perpetuare un’espressività tendente al neutro, e vistosamente ondeggiante verso un relativismo culturale che troppo spesso nasconde semplicemente la desolante mancanza di punti di riferimento.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Si passa perciò dal piano del linguaggio a quello del metalinguaggio che, proprio a causa della sua innata autoreferenzialità, tende non tanto a descrivere la realtà, quanto piuttosto a renderla espressivamente accettabile, occultando in questo modo quelli che sono i suoi aspetti più sgradevoli e meno “presentabili” (almeno secondo il suo discutibile metro di giudizio).</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Ma per chi volesse andare a curiosare dietro le quinte, per chi volesse vedere con i propri occhi che cosa in realtà nasconde il politicamente corretto è in serbo una sorpresa decisamente amara: oltre la cortina fumogena dell’espressione neutra e “rispettosa delle minoranze” si cela un vuoto concettuale decisamente disarmante. <span> </span>Coloro i quali vengono, per qualche misterioso motivo, riconosciuti come i principali “intellettuali” italiani hanno poco o niente da dire, a parte poche<span>  </span>e lodevoli eccezioni, ma cercano di dirlo nella maniera più edulcorata possibile.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Cercare di stabilire una scala di priorità in questo disastro è probabilmente impresa inutile oltre che proibitiva: occorrono sicuramente concetti, ma è anche indispensabile che vengano espressi senza ipocrisia. Partiamo dal basso, dalle piccole cose: se qualcuno a cui tagliate la strada in macchina abbassa il finestrino e vi da dell’imbecille oppure del pelato, o magari del ciccione, ringraziatelo: probabilmente lui non lo sa, ma vi sta regalando un bene dal valore inestimabile. Vi sta sbattendo in faccia la realtà, nuda e senza fronzoli, senza giri di parole inutilmente ridondanti, merce rara, merce pregiata.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">E speriamo che non vi dia dell’intellettualmente svantaggiato, o dell’ipotricotico, oppure dell’obeso, altrimenti vuol dire che è veramente troppo tardi.</p>
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		<title>Spike Lee: &#8220;i partigiani non si curavano dei civili&#8221;, ed è polemica</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Sep 2008 09:09:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[&#160;
Roma, 29 set. (Adnkronos/Cinematografo.it) - &#8220;Il fatto che film come questo possano suscitare polemiche, aprire discussioni è senz&#8217;altro positivo: partendo dal bellissimo romanzo di James McBride abbiamo cercato di fornire un&#8217;ipotesi intorno ad una vicenda storica realmente avvenuta: il massacro di 560 innocenti per mano dei nazisti a Sant&#8217;Anna di Stazzema il 12 agosto 1944&#8220;. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Roma, 29 set. (Adnkronos/Cinematografo.it) - &#8220;Il fatto che film come questo possano suscitare polemiche,<span class="span"><strong><span id="U302517962929EnD"> aprire discussioni è senz&#8217;altro positivo</span></strong></span>: partendo dal bellissimo romanzo di James McBride abbiamo cercato di fornire un&#8217;ipotesi intorno ad una vicenda storica realmente avvenuta: <span class="span"><strong><span id="U302517962929MPB">il massacro di 560 innocenti per mano dei nazisti a Sant&#8217;Anna di Stazzema il 12 agosto 1944</span></strong></span>&#8220;. Così Spike Lee (<span class="span"><em><span id="U302517962929ukH">nella foto</span></em></span>) presenta il suo &#8216;Miracolo a Sant&#8217;Anna&#8217;, nelle sale dal 3 ottobre.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Il regista fuga ogni dubbio in merito alle possibili polemiche che potrebbero scatenarsi in Italia in seguito all&#8217;ipotesi che alla base dell&#8217;eccidio in Toscana del &#8216;44 ci fosse il <span class="span"><strong><span id="U302517962929nRE">tradimento da parte di un partigiano</span></strong></span>: &#8220;Ci sono tante questioni ancora aperte e questo è uno fra i capitoli della storia italiana ancora irrisolti. Durante la seconda guerra mondiale i partigiani italiani, così come quelli francesi, non erano sempre ben visti dai rispettivi connazionali perché dopo le loro azioni si rifugiavano fra i monti, lasciando <span class="span"><strong><span id="U302517962929xNI">i civili in balia di eventuali rappresaglie da parte dei nazisti</span></strong></span>&#8220;. [<a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Spettacolo/?id=3.0.2517962929">qui</a>]</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">&nbsp;</p>
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		<title>Ariel Toaff, tra “vendetta” culturale e ambigua accettazione</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 11:12:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[di Davide D&#8217;Amario
&#160;
Ariel Toaff, Ebraismo virtuale - Rizzoli 2008 - pp. 137 - € 12,00
&#160;
&#160;
Ariel Toaff torna sul panorama dell’editoria italiana con un saggio sicuramente destinato a suscitare un dibattito all’interno della cultura italiana: Ebraismo Virtuale, pubblicato per la Rizzoli.
A una prima sommaria lettura, il libro sembra poter essere inquadrato come piccola vendetta nei confronti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Davide D&#8217;Amario</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><strong>Ariel Toaff, <em>Ebraismo virtuale</em> - Rizzoli 2008 - pp. 137 - € 12,00</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman'">Ariel Toaff torna sul panorama dell’editoria italiana con un saggio sicuramente destinato a suscitare un dibattito all’interno della cultura italiana: <em>Ebraismo Virtuale,</em> pubblicato per <st1:personname productid="la Rizzoli." w:st="on">la Rizzoli.</st1:personname><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman'">A una prima sommaria lettura, il libro sembra poter essere inquadrato come <strong><em>piccola vendetta</em></strong> nei confronti dell’ebraismo della diaspora, in particolare quello romano ed italiano (sicuramente ha influito la gazzarra che portò a ritirare “<strong><em>Pasque di sangue</em></strong>”). In questa polemica ben visibile, si inseriscono anche definizioni e parentesi storico-culturali interessanti, che coinvolgono anche dinamiche perverse interne al mondo ebraico <em>(“sulla shoah c’è stata troppa memoria?”; “è stato un evento che ha alterato l’identità ebraica?”)</em>, come la mitizzazione del genocidio ebraico nella seconda guerra mondiale.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman'">In tutto lo scritto Toaff figlio <strong><em>gioca</em></strong> in maniera ambigua sulla concezione della <strong><em>storia del popolo ebraico</em></strong>, criticando aspramente la rotta intrapresa dagli storici e dai politici dell’entità sionista nell’impostazione generale seguita al fatto epocale, universalizzante della storia umana cioè il cosiddetto olocausto. Certamente, da questa posizione traspare l’identità degli studi personali di Toaff, delle sue ricerche, del suo percorso universitario, quindi della sua critica competente: esiste una storia generale del popolo ebreo, svoltasi nell’arco di secoli, quindi il collocare la shoah al centro di tutta quella storia mette a repentaglio la stessa identità storica degli ebrei, per sostituirla con una identità “religiosa” e di sofferenza, che incanala l’ebreo nella dimensione della vittima. Rimangono utili anche ad un anti-sionista (gli anti-sionisti sono definiti <strong><em>antisemiti</em></strong> in tutto il saggio), le frecciate lanciate qua e là a storici dell’antisemitismo, e aneddoti sul prostrarsi delle università israeliane al proliferare e all’imposizione di corsi sulla Shoah…<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman'">Vale la pena di riportare alcuni passi interessanti, per le posizioni espresse, di “<strong><em>Ebraismo Virtuale</em></strong>”.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman'">Già nella prima pagina Toaff si chiede ovvero chiede retoricamente ad un amico come <st1:personname productid="mai Pasque" w:st="on">mai <strong><em>Pasque</em></strong></st1:personname><strong><em> di sangue </em></strong>avesse innescato tali e tante polemiche. Sintomatica la risposta del collega: «<em>Sei stato imprudente! Perché sei andato a impelagarti<span>  </span>nella Shoah</em>?»; Toaff risponde che in quel libro non parlava dell’olocausto, bensì di fatti avvenuti addirittura prima della scoperta delle Americhe. La replica del collega non si fa attendere: «<em>In un modo o nell’altro <st1:personname productid="la Shoah" w:st="on">la Shoah</st1:personname> c’entra sempre. Ogni libro di storia ebraica si apre e si chiude con un capitolo sulla Shoah, che viene usata in dosi massicce come fosse un deodorante». </em>Al di là dell’umoristica risposta (sarà poi veritiera la ricostruzione?), la domanda che stimola tale botta e risposta pone a sua volta un interrogativo di fondo: <strong><em>tutto questo deodorante cosa copre?</em></strong><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman'">Insomma, anche andando con i piedi di piombo nel giudizio del testo, rimangono certe (non nuove, ma sintomatiche!) affermazioni degne di nota: «<em>Oggi sembra che i suoi eredi, soprattutto quelli della diaspora, abbiano deciso di inventarsi un altro ebraismo, con l’aureola della santità incorporata all’origine. Un ebraismo senza macchia, ma con molta paura. Anzi, ossessionato dalla paura, e alla continua ricerca di difensori a buon mercato o di apologeti ignoranti…»</em>, tra i quali sembra proprio di poter annoverare, soprattutto dopo il recente teatrino, Gianfranco Fini.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman'">Al di là del messaggio reale che sottende il testo, rimangono nero su bianco frasi come queste: «<em>Una impasse che si crede di poter eludere anche riscrivendo la storia ebraica in modo che sia sempre immacolata, celeste e ammonitrice. È questa la storia per forza di cose censurata, dove lo stesso tipo di fonti è di volta in volta utilizzato o respinto, a seconda dell’immagine relativa agli ebrei che fa emergere. È una storia dove non c’è posto per ladri, mostri e assassini, come per le altre genti, ma solo per i santi, i martiri, gli eroi e i virtuosi…»</em>. «<em>Prima di tutto ho inteso affrontare il tema controverso della Shoah, la cui memoria sempre più ingigantita, onnipresente e clamorosa ha paralizzato il dibattito nel mondo ebraico e di fatto trasformato la sua storia in mito edificante».<o:p></o:p></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman'">Affermazioni sfumate, ma che nel quadro della feroce discussione interna al mondo ebraico italiano segnano un punto nella polemica con i supersionisti. Toaff infatti scrive: «<em>… non si può fare ricorso costante al ricordo e alla memoria per giustificare l’atteggiamento sempre più uniforme e acritico della diaspora ebraica nei confronti dello Stato di Israele e delle decisioni, anche le più controverse, da loro adottate. L’ebraismo diasporico [è] ancora alla ricerca di un equilibrio impossibile sul problema assolutamente reale e serio della doppia lealtà o […] assalito da complessi di colpa per non aver tradotto in pratica la propria adesione al sionismo…»</em>. E le polemiche indirette verso la deputata di AN Fiamma Nirenstein, presenti anche nel libro, segnano un dato informativo importante, dove balena anche quella famosa e riconosciuta <strong>doppia lealtà</strong>, che sembra contraddistinguere gran parte della diaspora ebraica … insomma uno squarcio, se pur pacato e mai lesivo della identità imperialista del sionismo di casa nostra e dell’Occidente, da valutare ed acquisire nel bagaglio informativo di chi vuol vivere il suo tempo.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman'">Altra chicca, questa però inerente alla nascita ufficiale della cultura e della storiografia sterminazionista, è il ricordo che Toaff riporta, nero su bianco, di quando nel 1971 approdò all’Università Bar-Ilan di Ramat Gan in Israele, per insegnare al dipartimento di storia ebraica. All’epoca, testimonia Toaff, di Shoah si parlava poco: «<em>Solo una decina di anni più tardi, sembrò presentarsi l’esigenza di rafforzare questo insegnamento e fu presentata al consiglio di facoltà la proposta di renderlo obbligatorio e di affidarlo a un giovane accademico, Dan Michman</em> &#8230; <em>Nasceva così il corso <strong>Dall’odio allo sterminio</strong>, dapprima obbligatorio soltanto per gli studenti della laurea in storia, poi per tutti gli studenti dell’università, a qualunque facoltà fossero iscritti»</em>. E a partire da qui Ariel Toaff descrive come agli inizi degli anni ’80 si moltiplicarono gli istituti di ricerca in gran parte finanziati dalle famiglie degli “scampati”, si assisté al fiorire di centri di documentazione, ed ebbe inizio la carovana delle visite ad Auschwitz. In pratica, dice Toaff tra le righe, sembra quasi che questo lavoro di propaganda dell’Olocausto avesse quale fine principale di togliere studenti ed interesse alla storia ebraica in generale, per far sì che tutte le energie fossero incanalate verso un solo periodo storico.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman'">Questo passo del libro risulta particolarmente importante, perché sottolinea l’imporsi, nelle facoltà universitarie e nelle scuole d’Israele, di quella che l’autore chiama (con le parole dello storico Salo Baron della Columbia University) «<em>una concezione piagnucolosa della storia ebraica»</em>, ed è in questo contesto che Toaff quasi denuncia la consegna del racconto di tutta la storia ebraica nelle «<em>mani compassionevoli degli storici<span>  </span>dell’antisemitismo»</em>: «<em>… è nato così </em>— prosegue Toaff —<em> il mito della storia virtuale di un popolo virtuale, sempre positivo e silenzioso, perennemente angosciato dal pericolo costante che qualcuno lo spinga nel baratro e in perenne attesa di una mano amica, quando non quella stessa di Dio»</em>.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman'">Conclusioni forti, che sembrano però talvolta pericolosamente in bilico tra il detto e il non detto. Il libro resta comunque un testo da leggere e possibilmente sviscerare, là dove al di là delle intenzioni dell’autore e del suo committente possono acquisirsi anche notizie, racconti e testimonianze utili ad una maggiore comprensione della galassia ebraica.</span></p>
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		<title>Una giustizia troppo lenta</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 20:31:01 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

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di Alessandra Colla
&#160;
Oggi Gabriele Sandri avrebbe compiuto 27 anni. Oggi avrebbe dovuto avere inizio il processo a quello che ormai tutti riconoscono come il suo assassino — il poliziotto Luigi Spaccarotella che gli sparò, l&#8217;11 novembre dell&#8217;anno scorso, uccidendolo sul colpo.
Invece il processo è stato rinviato a data da destinarsi (presumibilmente un mese [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><em>di Alessandra Colla</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Oggi Gabriele Sandri avrebbe compiuto 27 anni. Oggi avrebbe dovuto avere inizio il processo a quello che ormai tutti riconoscono come il suo assassino — il poliziotto Luigi Spaccarotella che gli sparò, l&#8217;11 novembre dell&#8217;anno scorso, uccidendolo sul colpo.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Invece il processo è stato rinviato a data da destinarsi (presumibilmente un mese e mezzo, forse due) per uno di quei vizi procedurali che costellano tante vicende di malagiustizia italiana.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Se al posto di Luigi Spaccarotella ci fosse stato — che so? — un metalmeccanico o un ragioniere, è probabile che la canea mediatica si sarebbe scatenata accusandolo di latitanza e contumacia — nessuno l&#8217;ha mai visto in faccia, e anche oggi in aula c&#8217;erano soltanto i suoi difensori a lamentare il clima di profonda insicurezza in cui il loro assistito sarebbe costretto a vivere dopo quel maledetto 11 novembre.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">La saggezza popolare troncava sul nascere certe speciose discussioni con un lapidario &#8220;chi la fa, l&#8217;aspetti&#8221;; e i nonni erano prodighi di consigli — &#8220;male non fare, paura non avere&#8221;. Beata ingenuità dei tempi andati! Care piccole cose di pessimo gusto eppure così adatte a piantar paletti per segnare la via alle generazioni in crescita&#8230;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Le quali odierne generazioni, invece, imparano alla svelta che nel Paese esistono e prosperano categorie di intoccabili: e non, come i paria dell&#8217;India castale, per tema di abominevoli contaminazioni — tutt&#8217;altro, per antico e usurpato diritto di lesa maestà.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Perché in Italia sembra sia sufficiente un briciolino, anzi un riflesso o addirittura un baluginìo di potere per sentirsi ed essere considerati un gradino al disopra degli altri: e quando quello smorto luccichio pertiene alla sfera delle istituzioni, non c&#8217;è partita — la metafora calza, se ne converrà.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Resta soltanto una certezza, triste: un ragazzo che non avrà mai ventisette anni è morto ammazzato per niente, e la sua memoria stenta ad avere giustizia. Tirare in ballo la sua fede calcistica è fare un altro e grave torto alla nuda constatazione dei fatti in tutto il loro squallore: c&#8217;erano dei ragazzi che andavano a una partita, c&#8217;era un poliziotto che giocava a fare il duro, è bastata una pallottola per spezzare una vita e quelle schegge hanno lacerato molte altre esistenze. Nient&#8217;altro.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Se Gabriele fosse qui, sarebbero in tanti a dirgli &#8220;buon compleanno&#8221;. Ora che lui non c&#8217;è, credo che a dirglielo siamo molti di più.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><o:p> </o:p></p>
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		<title>Fenomenologia dell’Ordine (I)</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 12:38:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<category><![CDATA[[Ri]Letture]]></category>

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		<description><![CDATA[di Luca Valentini 

Quando un raggruppamento umano si costituisce, non per mero interesse economico o pragmatistico che sia, è perché un’idealità comune caratterizza tutti i suoi componenti, perché, nel caso di un raggruppamento politico e tradizionale, vi è un superiore orientamento, un centro anagogico che lo differenzia. Come nella Politeia Platonica, un’identità deve contraddistinguere Idea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="font-size: 10pt; font-family: TimesNewRomanPS"><u1:p></u1:p><u1:p></u1:p>di Luca Valentini</span></em><span style="font-size: 10pt; font-family: TimesNewRomanPS"><o:p></o:p></span><span style="font-size: 10pt; font-family: TimesNewRomanPS"><o:p> </o:p></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: TimesNewRomanPS"><u1:p></u1:p>Quando un raggruppamento umano si costituisce, non per mero interesse economico o pragmatistico che sia, è perché un’idealità comune caratterizza tutti i suoi componenti, perché, nel caso di un raggruppamento politico e tradizionale, vi è un superiore orientamento, un centro anagogico che lo differenzia. Come nella <em>Politeia Platonica</em>, un’identità deve contraddistinguere Idea Trascendente, Comunità e singolo componente della stessa: ogni elemento, gerarchicamente investito, deve essere lo specchio di <em>ciò che vi è in Alto, come di ciò che vi è in Basso</em>. Platone poneva come collante della <em>Politeia</em> l’aretè della Giustizia, intesa come Ordine, come aderenza al Divino che dà forma al manifestato, che trasmuta l’informe nella polis, come nel cittadino, che in entrambi infonde il senso del Sacro, del giusto agire, della natura propria.<u1:p></u1:p><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: TimesNewRomanPS">Se dal dopoguerra in poi sempre più vane ed illusorie si sono palesate le esperienze movimentistiche, le agitazioni per la pura azione materializzata ispirate da un confuso misticismo, se non addirittura da uno spurio idealismo, obbligata ai nostri occhi si manifesta la strada da seguire, quella dell’INTRANSIGENZA dell’IDEA, quella dell’Ordine e non del movimento, come organizzazione ferrea, quasi militare, che non concede giustificazioni, né cedimenti, né ammiccamenti alla sovversione. Esamineremo l’idea di Ordine, quindi, prima in relazione alla dimensione comunitaria, per, poi, trasporla in quella individuale, per accennare, infine, come spunto aristocratico, a quella che è la concezione esoterico-iniziatica della medesima idea.<u1:p></u1:p><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: TimesNewRomanPS">Riteniamo, pertanto, fondamentale qualificare la radicale differenza tra ciò che è un movimento, un comune centro di aggregazione, da ciò che deve essere ed è sempre stato un Ordine: se il primo si realizza come coincidenza degli interessi, delle opinioni dei singoli, come forma contrattualistica di coesistenza, il secondo pone una visione ontologica come riferimento primo e prioritario, come Centro e come Vertice, a cui la “<em>società di uomini</em>” ed il singolo aderente devono conformarsi organicamente. L’Ordine deve, in tale ottica, essere rappresentazione e bastione difensivo di una Weltanschauung, di un’Idea, di una <em>Fides </em>che non va compromessa per alcuna ragione profana o d’opportunità, perché il cedimento intellettuale e di dottrina minerebbe alla base il senso stesso della sua esistenza.<u1:p></u1:p><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: TimesNewRomanPS">Alto è l’insegnamento di Servio che ci ricorda come <strong><em>magna erat apud majores cura Fidei</em></strong>, che rispecchia tutta la virtù guerriera di Roma, ma non l’unico ed isolato nel tempo:”<st1:personname productid="La Fides" u6:st="on"><st1:personname productid="La Fides" w:st="on"><em>La Fides</em></st1:personname></st1:personname><em> significa personalità e gerarchia. In essa è il vero superamento di tutto ciò che è servizio anodino, ordine macchinistico, vile conformismo, routine, superstruttura ed anche violenza. In essa è una forza vivificante di virile spiritualità, una forza romana e fascista, al cessar della cui tensione ogni organizzazione, ogni legge e ogni istituzione diviene una creatura priva di sostegno interiore, che il primo urto farà crollare</em>”(1).<u1:p></u1:p><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: TimesNewRomanPS">Negli ordini monastico-guerrieri, nel periodo delle Crociate, come i Templari, la saggezza, la disciplina, segnavano l’aderenza ad una regola spirituale, ad un connubio vitale, tra Azione e Contemplazione: il crociato rompeva con la cavalleria laica, egli aveva il Sacro come riferimento esistenziale, il combattimento per il suo Dio, la cavalleria profana, comune essendo stigmatizzata duramente, essendo i suoi membri vanitosi, mondani, succubi della collera e dell’irrazionalità. L’Ordine diveniva, quindi, comunità d’élite, una corporazione tradizionalmente intesa, con una missione, con un’ideologia, con i propri valori: nella mitica corte di Re Artù vi era una ragion d’essere, un codice d’onore che accumunava tutti i cavalieri, come, per esempio, la disapprovazione assoluta di colpire alle spalle il proprio avversario. Qui si evidenzia un sentire, una vibrazione, un modus vivendi comune, ma regolato dall’Alto, questo il senso dell’Ordine.<u1:p></u1:p><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: TimesNewRomanPS">Non è un caso, infatti, che, alla fine del XII secolo, Chrétien de Troyes esprimesse nei suoi romanzi tutta la chiarezza e tutta la dignità della cavalleria:”<em>Gli ha detto che gli ha conferito il più alto ordine, con la spada, che Dio abbia fatto e stabilito, è l’ordine di cavalleria, che dev’essere senza villania</em>”(2). Vi era, vi deve essere la riproposizione di un’etica virile, su immagine del patriziato romano, in cui i <em>milites </em>devono coordinarsi organicamente coi <em>magister</em>, ed insieme, univocamente aderire alla <em>Fides </em>per l’Idea, per <st1:personname productid="la Tradizione." u6:st="on"><st1:personname productid="la Tradizione." w:st="on">la Tradizione.</st1:personname></st1:personname> È l’esplicitazione massima della differenza, della diversità tra l’umanità moderna, tecnologica, psicanaliticamente scissa e ciò che sentiamo, ciò che vogliamo fortemente essere, perché lo siamo interiormente: <em>alma fides, fides sancta, sacra, casta, incorrupta</em>! In tale direzione nessuno senso può essere attribuito alla volontà partecipativa dell’individuo, volontà razionale, se non emozionale ed irrazionale; l’aderenza <em>interna</em> deve significare identità con lo spirito dell’Ordine, che è identità con l’Archetipo di riferimento.<u1:p></u1:p><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: TimesNewRomanPS">Nell’ambito di un sano sentire militante vogliamo riferirci all’antico concetto di <em>humanitas</em>, come essenza della civiltà elleno-romana, anche se con forme simili ha potuto manifestarsi in diverse popolazioni di origine indoeuropea, come oggettivazione di una comunanza noetica e di stirpe. La <em>megalopsichìa </em>per i Greci e la <em>magnanimitas</em> per i Romani, cioè la rispettabilità civile e la personale grandezza d’animo, sono i presupposti irrinunciabili di ciò che si realizza quasi come un fine da raggiungere, cioè uno status tanto ontologico quanto pubblico, lo spirito incorrotto delle origini, la sua forza vitale, la manifestazione del proprio demone, che si incarna nella visione di nobilità solare, di drittura spirituale e guerriera, di antica grandezza, di primordiale superiorità, nel mondo greco-romano, ma anche nell’intera cultura indo-germanica. Tale virtù con lo Stoicismo forgiò la figura del sapiente, riservato e severo, tradizionalmente distaccato dalla massa, che sapesse porre un limes, un distacco tra una superiore condotta di vita e la volgarità del demos: tale è l’essenza numenica del limes, del limite, dell’Ordine interno, ma anche pubblico, di cui l’espressione territoriale è solo una manifestazione simbolica di una dimensione che supera il fattore naturalistico, puramente materialistico, (non è questo l’articolo adatto per trattare anche la dimensione magica di tale argomento, la strana relazione alchemica, però, che vi è tra un mandala ed il solco di fondazione di Roma potrà servire da spunto interessante a qualche ricercatore scaltro e mercuriale!) che ovviamente viene fraintesa da chi non possiede in sé una visione UNITARIA del Cosmo, del Sacro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: TimesNewRomanPS">Note:<u1:p></u1:p><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: TimesNewRomanPS"><u1:p></u1:p>1) Julius Evola, <em>Corporazione e romana fedeltà</em> in “<st1:personname productid="La Nobiltà" u6:st="on"><st1:personname productid="La Nobiltà" w:st="on">La Nobiltà</st1:personname></st1:personname> della Stirpe”, aprile-maggio 1938.<u1:p></u1:p><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: TimesNewRomanPS"><u1:p></u1:p>2) Chrétien de Troyes, <em>Le Conte du Graal ou le roman de Perceval</em>, v. 1588.<u1:p></u1:p><o:p></o:p></span></p>
<p><u1:p></u1:p></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: TimesNewRomanPS"><o:p> </o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: TimesNewRomanPS">[tratto da <em>Orientamenti</em> n. 1/2, gennaio-aprile 2007]</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: TimesNewRomanPS"><o:p> </o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><em><span style="font-size: 10pt; font-family: TimesNewRomanPS">(1. – continua)<o:p></o:p></span></em></p>
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