“Gaza come i lager”: l’Onu sotto choc
By admin • Apr 24th, 2008 • Categoria: Editorialedi Alessandra Colla
Sarebbe bello riuscire a capirci qualcosa, in questa storia della riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu fatta interrompere per via di una dichiarazione “scioccante” resa senza peli sulla lingua dal rappresentante libico: «Gaza è peggio dei campi di sterminio nazisti».
Ma come si scioccano presto, all’Onu. Li facevo più freddi. Intanto non si è ancora capito quale rappresentante libico avrebbe pronunciato la frase incriminata: Ibrahim Dabbashi, vice ambasciatore libico, o l’ambasciatore Giadalla Ettalhi? Ma tralasciamo questi dettagli e concentriamoci sul problema: consistente nel fatto che qualcuno si è permesso di paragonare la situazione della Striscia di Gaza a quella dei lager nazisti.
No, dico: scherziamo? Il Male Assoluto è così assoluto che non può essere oggetto di paragone, bensì e tutt’al più articolo di fede. Anzi: discrimen epocale (ho un ricordo personale — «mi rifiuto di parlare con chi non riconosce Auschwitz come discrimen epocale», frase pronunciata da una severa e stizzita docente universitaria agli inizi degli anni Novanta e udita da una sottoscritta piuttosto perplessa).
Fatto sta che l’ardito paragone ha scatenato all’istante una serie di reazioni devastanti peggio di quelle nucleari: nell’ordine, l’ambasciatore francese Jean-Maurice Ripert si è alzato in segno di protesta; altri si sono strappati la cuffia delle traduzioni; nel frattempo si alzavano in piedi anche i rappresentanti di Stati Uniti, Gran Bretagna, Belgio e Costa Rica; l’ambasciatore italiano Marcello Spatafora ha chiesto e ottenuto dal presidente di turno del Consiglio, il sudafricano Dumisano Kumalo, l’immediata interruzione della seduta — il tutto, possiamo immaginare, in un discreto bailamme a base di sedie smosse, proteste verbali, scambio di cortesie e colpi di martelletto. Ci fosse stato Kruscev, avrebbe di sicuro sbattuto la scarpa sul tavolo.
Ora, a parte alcune considerazioni marginali (perché il Belgio se l’è presa? Voleva essere lui il termine di paragone con Gaza, visto il modo in cui Leopoldo II aveva brillantemente trasformato pressoché l’intero Congo in un unico colossale campo di concentramento e sterminio?), non capisco dove stia lo scandalo. Cosa si contesta, di preciso, al rappresentante libico? Di aver osato esprimere un parere, in fondo. E di averlo fatto non a titolo personale ma, dati il luogo e l’occasione, in nome e per conto di uno Stato. Il quale Stato, per bocca appunto del suo rappresentante, non ha fatto altro che esercitare uno dei diritti derivanti dal godere di una sovranità nazionale.
Forse è questo che ha fatto saltare la mosca al naso del nostro Spatafora. Un briciolo di purissimo ressentiment nei confronti di uno Stato che, a differenza dell’Italia, è ancora padrone a casa sua e non trova poi così strano dire quello che pensa senza tema di spiacere agli amici degli amici.
A quanto ricordo io, forse l’ultima volta che l’Italia si è espressa senza peli sulla lingua è stata in occasione della crisi di Sigonella — ma correva l’anno 1985, e presidente del Consiglio era Bettino Craxi. Stiamo parlando del secolo scorso, e si vede.
Che succederà, ora?
E come si comporterà, ora,


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Ottimo articolo. Mi sono permesso di postarlo su VIVAMAFARKA come nuovo topic per riflessioni e commenti.
Continuate così
per Roberto Milan
Grazie dell’apprezzamento e della pubblicità.
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a.c.