Giorgio Colli, “Platone Politico”
By admin • Mar 20th, 2008 • Categoria: Articoli, Recensionidi Giovanni Sessa
Titolo: Platone politico
Autore: Giorgio Colli
Casa Editrice: Adelphi
Data Pubblicazione: 2007
Pagine: 161
Costo: 12,00 Euro
La casa editrice Adelphi, ha da poco distribuito nelle librerie, il primo lavoro del filosofo, antichista nonché noto traduttore in italiano e curatore delle opere di Nietzsche, Giorgio Colli. Si tratta del Platone politico, scritto, come ricorda nella prefazione Enrico Colli, nel 1937, quando lo studioso aveva vent’anni e frequentava il secondo anno della facoltà di Giurisprudenza. Il testo fu pubblicato, senza variazioni di rilievo, circa due anni dopo nella “ Nuova Rivista Storica” di Corrado Barbagallo. Lavoro, quindi, che inevitabilmente presenta i tratti di un pensiero ancora in fieri ma che, proprio per questo, riveste grande importanza, quale laboratorio teoretico e filologico di Colli. Per tale ragione, la lettura attenta di queste pagine, consente di individuarvi, ancora in abbozzo, le prime intuizioni, relative allo sviluppo storico del pensiero greco, che troveranno compimento nella Filosofia dell’Espressione e nei volumi de greca. Pochi mesi dopo aver terminato la stesura del testo in questione, Colli lesse La nascita della tragedia e si dedicò all’esegesi dei frammenti dei presocratici in cui, non casualmente, vide esprimersi due diversi atteggiamenti: da un lato, vi individuò una forte spinta mistica, ma dall’altro colse nella loro propensione politica, la molla che lì motivò alla filosofia. I nuovi studi portarono lo studioso a comporre un altro testo, significativamente intitolato, Filosofi sovraumani (ci auguriamo che presto trovi collocazione presso il catalogo della stessa casa editrice milanese) che, assieme al precedente lavoro, costituirà il corpo definitivo della tesi in Filosofia del diritto, discussa sotto la guida di Gioele Solari, nel Luglio del 1939.
La filosofia politica platonica viene ricostruita, non solo alla luce di una puntuale analisi filosofico-filologica, che tiene conto della bibliografia critica maggiormente accreditata negli anni trenta (e che, ovviamente, oggi, appare datata), ma anche attraverso l’attenzione portata al dato storico. L’epoca in cui il filosofo greco visse è interpretata alla luce di alcuni personaggi chiave: innanzitutto Cleone che, con i suoi atteggiamenti demagogici ben sintetizza, sotto il profilo della qualità umana, i limiti delle fazioni democratiche. Ciò influenzerà, in senso aristocratico, le scelte platoniche, già antropologicamente preparate a tanto dall’ambiente di provenienza, in quanto, il filosofo discendeva dalle stirpi dei Filaidi e degli Alcmeonidi.
L’interesse del giovane Platone per Alcibiade, non era stimolato, infatti, dal comportamento politico tenuto da questi, ma dalla innata capacità di eccellere che, in ogni circostanza, egli metteva in luce. Formatosi, successivamente, sotto il profilo filosofico, con l’eracliteo Cratilo, e poi con Socrate, fu ben presto deluso dall’ambiente che circondava il Maestro. Infatti, durante il soggiorno della comunità socratica a Megara, dopo la morte del Maestro, Platone sperò di potersi accordare, almeno con alcuni elementi di spicco di tale scuola. Al contrario, si rese conto che l’atteggiamento di costoro, in particolare di Euclide e Fedone, era essenzialmente teoretico: ciò comportava una sorta di vero e proprio tradimento dell’insegnamento socratico, prevalentemente orientato in senso pratico-politico. E’ bene precisare, infatti, che il maggior merito che va attribuito al Colli di queste pagine, sta nell’aver colto questo carattere di fondo, come costitutivo anche dell’uomo Platone e, quindi, della sua filosofia. Significative, al riguardo, sono le parole che chiudono il volume: “Platone ha proclamato, per l’ultima volta,il suo principio immortale che scopo dell’uomo è la conoscenza, e la conoscenza si raggiunge nella comunità e per la comunità” (p. 130). Colli, inoltre, individua due momenti fondamentali nella vita e nel pensiero del grande Ateniese: il primo si chiude con il Fedro, il secondo raggruppa i dialoghi posteriori a esso. Nella prima fase, il filosofo espresse la propria potenza creatrice nella fiduciosa speranza di potersi imporre alla realtà esterna, nella seconda fase, invece, le esperienze esterne lo condussero a rivedere le precedenti creazioni e a trasformarle, almeno in parte. Dialogo centrale, nello sviluppo speculativo di Platone, è per Colli il Gorgia, simbolo della crisi interiore che il pensatore attraversò in quel periodo. In esso espresse l’amarezza per non poter agire e una sorta di scetticismo di fondo, particolarmente indirizzato a cogliere gli elementi negativi della retorica del suo tempo, nonchè della democrazia ateniese. Grazie a tale crisi personale, però, egli conquistò la chiave di volta della sua filosofia politica: il politico deve rispecchiare la verità, l’Aghaton, e, pertanto deve essere filosofo. Molti passi del Gorgia, sono rivelatori del debito di Platone nei confronti dei pitagorici: da tali luoghi si evincono i futuri sviluppi che, queste tematiche, avranno nella Repubblica. In essi si dice di una giustizia cosmica o naturale, che è ordine e armonia e tiene uniti cielo e terra, oppure si fa riferimento a una giustizia nel singolo, che si consegue con il prevalere, nella coscienza, dell’ordine e della moderazione. Si pensi a quali straordinari sviluppi queste posizioni avranno all’interno della paideia platonica.
L’idea stessa di giustizia dei pitagorici, definita come un numero isakis isos, ugualmente uguale, è, per Colli, un’idea che a noi risulta di difficile comprensione, in quanto rinvia allo xynon, al continuo parmenideo. Essa, fondamentalmente, è un ideale di politicità che “trattiene” il mondo in un’unione e in una coerenza perfetta, e ha, in forza di ciò, sostanziato di sé l’intera idea dello stato platonico. Del resto, a tale problematica, si lega anche l’eros, che nell’Ateniese è una sorta di ponte teso sull’abisso tra il reale e l’ideale, e che completa la funzione connettiva in funzione del bene, in fase preparatoria iniziata dalla musica. Inoltre, la stessa organizzazione delle comunità pitagoriche, divise in essoterici e in esoterici, rinvierebbe alla distinzione di guerrieri e filosofi. Oltre al tema della giustizia, in Platone ha una certa rilevanza quello relativo alla felicità degli uomini, che il giovane studioso ritiene mettere in evidenza una i tendenza definita “impropriamente” democratica. Essa svelerebbe il carattere universale e socratico di Platone che, in ogni fase della vita, ha perseguito, come obiettivo, la sintonia con i propri concittadini, impegnandosi a realizzare la doppia conversione, cioè la necessità di far partecipare al vero anche quei componenti del corpo sociale che vivevano nella miserevole condizione della caverna. E’ importante far rilevare che, nel testo in questione, a fianco a intuizioni che preludono ai lavori del Colli maturo, si evincono delle ingenuità o delle incongruenze rispetto alle posizioni successive, soprattutto per quanto attiene alla esegesi dei presocratici, successivamente definiti i sapienti. Infatti a p. 86 leggiamo a proposito di Empedolcle, Erissimaco ed eros: “Ma questo è un punto di vista presocratico e naturalistico, e Platone più che della natura si interessa dell’uomo”.
Nell’aggettivo naturalistico, lo studioso sembra aver fatto proprio il punto di vista di Aristotele sui primi filosofi, con il quale, invece, lungamente polemizzerà nelle opere della maturità. Infine, è interessante soffermarsi sulle note caratteriali che Colli attribuisce proprio allo Stagirita: “Aristotele entrerà qualche anno più tardi nell’Accademia, aveva un temperamento troppo diverso e non fu certo stretto al maestro da quella comunità assoluta di sentire quale l’eros esigeva”(p. 98). Forse, anche per questo, Aristotele preluderà, con alcuni aspetti del proprio sistema, a quella definitiva fuoriuscita dal mondo classico, che sarà realizzata compiutamente solo dal Cristianesimo. Molteplici, e di diversa natura sono, quindi, le riflessioni che la lettura di queste pagine suscita . Pertanto, Platone politico, è un lavoro che consigliamo a chiunque sia interessato al pensiero greco e alle reali radici culturali dell’Europa.


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