OrionOnline

La nascita dello Stato di Israele (I)

By admin • Mag 7th, 2008 • Categoria: Articoli, [Ri]Letture

di Ugo Dadone

Seguo da decenni gli avvenimenti del Mondo Arabo.

Di quel mondo arabo del quale mai, come in questo ultimo decennio, dal 1948 cioè, tanto si è detto e scritto, con leggerezza e faciloneria, del suo passato storico e delle sue qualità intrinseche e che è martoriato da un male che minaccia cancrena ed è rappresentato da quel milione e trecentomila arabi della Palestina, musulmani e cristiani, che con la creazione dello Stato di Israele sono stati gettati fuori dalle loro case e dalle loro terre e che in desolati campi di concentramento — in Egitto, nel Libano, in Siria e in Giordania — lentamente, ma inesorabilmente — muoiono di « nostalgia e di fame ».

[…]

Sono stato testimone nel maggio-giugno del 1948 dell’esodo di migliaia di uomini, donne, bambini al passaggio del Giordano, sfuggiti alla distruzione dei loro villaggi e paesi e al massacro delle popolazioni, coperti di stracci, affamati e assetati.

Che il «Sionismo» possa avanzare diritti storici sulla Palestina è una questione molto discutibile, anche ammettendo che i «sionisti» siano «Ebrei».

Che dopo migliaia di anni dallabbandono di una proprietà si possa pretendere il riconoscimento di un diritto storico e di fatto della proprietà stessa, è anch’essa cosa che rasenta lassurdo. Tanto più se si considera che anche in quell’epoca lontanissima i presunti antenati dei «sionisti» di oggi, non erano dei proprietari di diritto di quelle terre, ma dei «conquistatori», oppressori di popolazioni autoctone, che vantavano nei loro confronti civiltà già più volte millenarie.

[…]

Stimo utile per i lettori riassumere i dati, e le date, principali dello sviluppo storico-politico degli avvenimenti che hanno generata la tremenda tragedia dei «rifugiati», tralasciando il processo del risveglio dello spirito nazionale nei paesi arabi, perché ci porterebbe troppo lontano nel tempo, e cominciando dalla prima guerra mondiale del 1914-1918.

Il 14 luglio del 1915 venivano aperte trattative fra il Governo di Londra e lo Sceriffo della Mecca Hussein per il riconoscimento del diritto alla indipendenza dei paesi arabi sotto dominio della Turchia a condizione che gli arabi si ribellassero al governo di Istambul e dessero contributo di uomini alla guerra in atto contro la Germania e la Turchia.

La Palestina era compresa fra i territori arabi aventi diritto all’indipendenza.

Le trattative si concludevano favorevolmente nel marzo del 1916.

Nel mese di novembre del 1915, il giorno 23, quando cioè, si avviavano alla conclusione le trattative con l’Emiro della Mecca, lInghilterra e la Francia ne intavolavano altre, segrete, per un accordo, definito il 18 maggio 1916 fra i due governi e detto «accordo Sykes-Picot», in virtù del quale praticamente le due potenze si dividevano i Paesi arabi: Libano e Siria alla Francia e Iraq, Transgiordania e Palestina allInghilterra.

Il 2 novembre 1917 il Governo inglese, con una «Dichiarazione» firmata dal Ministro degli Affari Esteri, Sir Arthur James Balfour, si impegnava allo stabilimento in Palestina di una «Sede Nazionale Ebraica».

Nel 1919, si effettuava di fatto, la partizione della «torta araba» senza alcun riguardo al 12° dei 14 Punti di Wilson, accettato dai governi dellIntesa (8 gennaio 1918), che garantiva alle… «nazionalità liberate dal dominio turco» una « indubbia sicurezza di vita e la possibilità —assolutamente immune da qualsiasi molestia — di uno sviluppo autonomo».

Il Presidente Wilson inviò una Missione personale composta dai Sigg. Henry C. King e Charles R. Grane nel Vicino Oriente per una inchiesta conclusa con una relazione presentata in data 28 agosto che consigliava… «nel caso di una decisione in senso favorevole alla istituzione di un Mandato sui paesi di cui laccordo Sykes Picot, che questo mandato non avrebbe in nessun caso dovuto essere affidato alla Francia e all’Inghilterra».

La relazione King-Crane per quanto riguardava particolarmente la Palestina precisava, al paragrafo E: «Raccomandiamo di modificare seriamente il programma sionista estremista di illimitata immigrazione di ebrei in Palestina, mirante alla fin fine a fare della Palestina uno Stato prettamente ebraico».

Il 30 giugno 1920 lInghilterra mette piede formalmente in Palestina inviandovi un Alto Commissario nella persona di Sir Herbert Samuel.

Nel 1922 la Società delle Nazioni confermava all’Inghilterra il Mandato sulla Palestina, Transgiordania e Iraq e alla Francia quello sul Libano e la Siria.

Le proteste delle comunità arabe per la violazione degli impegni del 1915-16 con l’Emiro della Mecca rimasero lettera morta come lettera morta erano rimaste le conclusioni della Missione Wilson (King-Crane) il cui testo ufficiale comprende una considerazione che merita essere riportata, e cioè: «La pretesa iniziale spesso sottoposta dai rappresentanti sionisti di un diritto che essi hanno sulla Palestina, basato su una occupazione di duemila anni fa, difficilmente può essere presa in considerazione».

Nel tentativo di attenuare le preoccupazioni degli arabi, Winston Churchill, «British Colonial Secretary», nel «Libro bianco» che porta il suo nome e la cifra CMD.1700, scriveva: «Dichiarazioni non autorizzate sono state fatte allo scopo di far supporre che si abbia in vista la creazione di una Palestina completamente ebraica. Sono state usate frasi quali: “La Palestina diventerà ebrea come lInghilterra è inglese”.
«II Governo di Sua Maestà considera tale prospettiva come inattuabile e con nessuna mira del genere. Non ha mai considerata (possibile) la scomparsa o la subordinazione della popolazione araba, lingua o cultura, in Palestina. Si vorrebbe attirare l’attenzione sul fatto che i termini della Dichiarazione (Balfour) cui si fa riferimento, non prevedono che la Palestina intera sia convertita in un “Focolare nazionale ebraico”, ma che un tale “Focolare” dovrebbe essere costituito in Palestina».

Non più tardi del 1945 il Governo Mandatario Inglese, in un ennesimo tentativo di rassicurare gli Arabi più che mai preoccupati per il progressivo aumento dellimmigrazione sionista, dava alle stampe un «Esposto sulla Palestina» (A Survey Of Palestine) nel quale, riferendosi al «Libro bianco di Churchill» del 1922, reiterava le promesse nei seguenti termini: «Ma la dichiarazione (di Churchill) non ha tolti i dubbi agli arabi e il Governo di Sua Maestà dichiara ora inequivocabilmente che non è sua politica che la Palestina diventi uno Stato Ebraico. Vedrebbe invece ciò come in contrasto con gli obblighi assunti verso gli Arabi durante il Mandato così come alle assicurazioni fatte agli Arabi nel passato che cioè non si sarebbero assoggettati gli Arabi contro la loro volontà, ad uno Stato Ebraico».

E per quanto riguarda gli Stati Uniti di America ritengo non inutile ricordare che ad un messaggio inviato dal defunto Re della Arabia Saudiana S. M. Abdul Aziz El Saud al Presidente Franklin Delano Roosevelt in data del 10 marzo 1945, questi rispondeva:

«…5 aprile 1945
«Grande e buon amico,
«Ho ricevuto il messaggio che Vostra Maestà mi ha inviato datato 10 marzo 1945 e nel quale Vi riferite alla questione della Palestina ed al continuo interesse degli Arabi a proposito dei preoccupanti avvenimenti in questo Paese.
«Sono grato a Vostra Maestà di aver colta questa occasione per sottoporre il suo punto di vista su questa questione alla mia attenzione ed ho prestata la maggiore attenzione ai rilievi che V. M. fa nella Sua lettera. Ho anche il ricordo della memorabile conversazione che abbiamo avuta non molto tempo fa e durante la quale ho avuta l’occasione di ricevere la viva impressione dei sentimenti della Maestà Vostra su questa questione.
«Vostra Maestà ricorderà che in passato, varie volte ho data conoscenza dell’atteggiamento del Governo Americano verso la Palestina ed ho chiaramente espresso il nostro desiderio che nessuna decisione sia presa nei riguardi della situazione fondamentale in quel paese senza piena consultazione degli Arabi e degli Ebrei.
«Vostra Maestà ricorderà anche, senza dubbio, che durante la nostra recente conversazione ho data assicurazione che non prenderei nessuna iniziativa, nella mia qualità di Capo dell’Esecutivo di questo Governo, che potrebbe essere prova di ostilità verso il popolo Arabo.
«Mi è cosa molto grata il rinnovare a Vostra Maestà l’assicurazione già precedentemente data circa l’atteggiamento del mio Governo e mio, come Capo dell’Esecutivo, nei confronti della questione della Palestina e di informarVi che la politica di questo Governo a tale riguardo è immutata.
«Desidero nello stesso tempo inviare i miei migliori auguri perché Vostra Maestà continui a godere buona salute e per il benessere del Vostro popolo.
«Vostro buon amico - f.to Franklin D. Roosevelt».

(1.- continua)

 

U. Dadone, Fiamme ad Oriente (1958)
http://www.aaargh.com.mx/fran/livres7/Dadone.pdf


Lascia un commento