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La nascita dello Stato di Israele (II)

By admin • Mag 8th, 2008 • Categoria: Articoli, [Ri]Letture

di Ugo Dadone

In qual modo l’Inghilterra abbia espletato il mandato secondo lo spirito del Mandato della S.d.N. il quale precisava all’articolo 2 che… «l’Inghilterra, potenza mandataria, dovrà provvedere perché nessuna modifica venga apportata all’integrità del territorio nel rispetto delle popolazioni e delle comunità religiose che abitano la Palestina», risulterà ampiamente dalle testimonianze dei rifugiati.

Sempre a titolo informativo sarà opportuno tener presente che nel 1919, la popolazione ebraica della Palestina non raggiungeva le 70 mila anime e che il 7 luglio 1937 la Commissione Reale d’Inchiesta del Governo Inglese (Commissione PEEL) riconosceva: «ora che è risultata insostenibile la speranza della concordia fra le due razze (araba e ebraica) non crediamo che alcun Statista equanime dovrebbe affidare al governo degli Arabi 400 mila ebrei il cui ingresso in Palestina è stato in massima parte facilitata dal governo britannico e approvato dalla Società delle Nazioni».

La Commissione Peel concludeva con la proposta della partizione della Palestina in due Stati.

Il Partito di difesa della Palestina in data 22 luglio dello stesso anno 1937 si dichiarava esplicitamente contrario alla proposta inglese e il 25 luglio il Supremo Comitato Arabo (presieduto dal Muftì di Gerusalemme Mohammed Amin Husseini el Hag) si esprimeva anche più nettamente contro la detta proposta la quale veniva però egualmente approvata il 5 settembre 1937, dalla «Commissione Permanente dei Mandati» della Società delle Nazioni.

Dal 7 all’11 ottobre 1938 si riuniva al Cairo un Congresso Interparlamentare dei Paesi Arabi, del quale ho avuta la possibilità di seguire i lavori, che, richiamandosi all’art. 20 del Patto della Società delle Nazioni il quale dice testualmente: «I Membri della Società riconoscono, ciascuno per quanto lo concerne, che questo Patto abroga tutte le obbligazioni e intese fra di loro, incompatibili con i termini di esso…», faceva appello alla S.d.N. perché riconoscesse la decadenza della Dichiarazione Balfour e il diritto all’autodecisione dei popoli arabi che avevano contribuito alla vittoria degli Alleati contro la Germania e la Turchia. Il Congresso invitava inoltre la S.d.N. a imporre all’Inghilterra il blocco della immigrazione sionista in Palestina, che le autorità mandatarie favorivano anche sotto la «forma clandestina» e si esprimeva infine contrario al progetto della partizione proposto dalla Commissione Peel.

In quella occasione venne richiamata l’attenzione della Società delle Nazioni sul fatto che le autorità mandatarie inglesi mentre chiudevano gli occhi sulla distribuzione di armi di contrabbando provenienti dalla Russia comunista, fra la gioventù sionista organizzata militarmente nelle formazioni «Haganà», «Irgun Zwei Leumi», «Banda Stern», «Palmach», distribuivano esse stesse armi e munizioni mentre la polizia inglese, con perquisizioni domiciliari a catena, procedeva al sequestro di qualsiasi genere di arma fosse in possesso di arabi contro i quali si procedeva per via giudiziaria e con condanne all’impiccagione.

Lo scoppio della seconda Grande Guerra fornì all’Inghilterra l’occasione di favorire anche di più e meglio i sionisti, ai quali fu facilitato l’arruolamento in regolari formazioni alle dipendenze del Comando Supremo inglese. Migliaia di sionisti ebbero in questo modo la possibilità di addestrarsi all’impiego delle armi più moderne, formare i quadri cioè di quello che doveva diventare l’Esercito dello Stato di Israele che, forte di 120 mila uomini, entrò in campo contro gli arabi nel maggio del 1948.

II Comandante, inglese, della Legione Araba di Transgiordania, Sir John Bagot Glubb, nel suo volume di recentissima pubblicazione A Soldier with the Arabs (Londra 1957), testimonia che contro i 120 mila sionisti entrati in guerra vi erano non più di 5000 arabi palestinesi armati alla meglio, con armi racimolate un po’ dappertutto (la maggior parte vecchi catenacci), ai quali si unirono alla proclamazione dello Stato di Israele:

10.000 soldati egiziani
10.000 Legionari di Transgiordania
15.000 uomini dell’Iraq
8.000 della Siria
2.000 del Libano
e 700 dell
Arabia Saudita

formando un totale di 55.700 uomini.

Alla evidente sproporzione numerica delle forze contrapposte si deve aggiungere, per la verità storica, la non meno evidente inferiorità quantitativa e qualitativa dellarmamento degli arabi.

Ero in Giordania in quei giorni e mi è avvenuto spesso di domandarmi perché mai quelle tali… potenze che sapevano ciò che maturava nel Vicino Oriente e particolarmente in Palestina, abbiano, con la piena coscienza di compiere un misfatto, più che consentito, voluto l’impari scontro, e le sue conseguenze, anche più tragiche della guerra.

I lettori potranno formarsi una pallida idea, dalle testimonianze raccolte dalla viva voce delle vittime, di ciò che è stata la forzata migrazione di oltre un milione di esseri umani iniziata già da prima della proclamazione dello Stato di Israele. Si convinceranno che il «sionismo» trionfante non ha voluto colpire solo gli arabi e gli arabi musulmani.

Non sono stati rispettati gli arabi-cristiani e neppure i non arabi.

Ad una suora francese che in nome di Dio in un ospedale francese voleva impedire a degli energumeni di osare violenza a dei degenti arabi, un gallonato sionista irrideva:

— « F… nous la paix!.. Dieu c’est nous! » — [Fanculo la pace! Dio siamo noi!].

Ciò avveniva nella città Santa di Gerusalemme il 20 maggio del 1948 e la buona religiosa si chiamava Suor Sidonia.

La «Radio Tel-Aviv» delle ore 20 del 2 luglio 1948 trasmetteva: «…non crediate che vogliamo distruggere soltanto le moschee… noi vogliamo abbattere anche tutte le Chiese Cristiane!».

(2. - fine)

 

U. Dadone, Fiamme ad Oriente (1958),
http://www.aaargh.com.mx/fran/livres7/Dadone.pdf


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