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La nostra “realtà”

By admin • Mar 29th, 2008 • Categoria: Articoli, Nero su Bianco

di Alberto Viel

«Offri al popolo gare che si possono vincere ricordando le parole di canzoni molto popolari, o il nome delle capitali dei vari stati o la quantità di grano che l’Iowa ha prodotto l’anno passato. Riempi i loro crani di dati non combustibili, imbottiscili di “fatti”, al punto che non possano più muoversi per quanto sono pieni, ma sicuri di essere veramente ben informati . Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento quando in realtà sono fermi come un macigno. »

Questo è Farenheit 451.

Un racconto di Ray Bradbury.

Un racconto di fantascienza.

Questa è la nostra “realtà” odierna.

La “realtà” che viviamo quotidianamente sulla nostra pelle. La realtà racchiusa fra due virgolette. Due innocenti virgolette che hanno la capacità di cambiare radicalmente il vero significato della parola realtà.

Dentro le virgolette infatti si manifesta il paese delle terrificanti meraviglie creato appositamente perché si abbia la certezza di pensare, la sensazione del movimento quando in realtà siamo fermi come un macigno.

L’ossimoro delle “terrificanti meraviglie”, credo renda abbastanza bene l’idea della nostra società attuale, siamo tutti delle piccole Alice, in balia di vuote informazioni, infatti è meraviglioso pensare che il Nostro suolo Italico sia quotidianamente difeso dalla più grande potenza militare mondiale e che la presenza delle basi di questa potenza internazionale sul nostro territorio diano lavoro a migliaia di cittadini italiani che altrimenti sarebbero in mezzo ad una strada; ma mi domando se sia altrettanto una meraviglia sapere che in alcune di queste basi sono presenti bombe a testata nucleare? E poi abbiamo votato contro all’utilizzo del nucleare in Italia, ma questa è un’altra storia.

La nostra realtà… una realtà in cui, da una grotta in Afghanistan, è possibile far crollare due torri e colpire il Ministero della Difesa del paese militarmente più avanzato del mondo, una realtà in cui un paese che stermina quotidianamente decine e decine di civili palestinesi nella loro terra, non viene considerato come aggressore ma anzi, tali azioni vengono legittimate come necessarie alla lotta al terrorismo contro quelli che da una grotta fanno crollare due torri, e gli esempi in tal senso potrebbero anche continuare. Tutto questo è racchiuso all’interno delle virgolette. E fuori? Fuori è tutta un’altra cosa; fuori è tutto ciò che non ci è dato di sapere.

Vivendo nell’era della libera informazione, nell’era dell’informatica, in cui le notizie viaggiano in rete molto più velocemente che sulla carta stampata o in televisione, crediamo che per sapere le cose ci basti premere il pulsante “connetti” su uno schermo LCD, leggiamo le informazioni su un qualsiasi sito internet a nostro piacimento, quindi spegniamo il PC e siamo in pace con noi stessi; ma chiediamoci: cosa sappiamo in realtà?

Riempi i loro crani di dati non combustibili, imbottiscili di “fatti”, al punto che non possano più muoversi per quanto sono pieni, ma sicuri di essere veramente ben informati.

Ed è proprio ciò che crediamo: crediamo di essere ben informati perché riceviamo informazioni già pronte e confezionate, di modo che a noi non resti altro che assimilarle così come sono, deiventando quindi vuoti gusci da infarcire a piacimento di numeri e nozioni magistralmente pilotate; è in tal modo che il processo di assimilazione di una notizia si arresta perché è a questo che ci ha abituato il mass media: a ricevere senza poi elaborare.

L’elaborazione della notizia e dell’informazione ricevuta è il punto al quale il nostro processo di apprendimento non arriva mai; se noi potessimo elaborare le notizia, ci accorgeremo, per esempio, che i video di Osama Bin Laden come sono stati proposti dalle TV mondiali, non sono ordinati cronologicamente, possiamo infatti accorgerci che il terrorista invecchia e ringiovanisce da video a video. Possibile?? Sì…

Questo è sostanzialmente il rapporto che c’è tra spettatore e sistema di informazione, un senso unico, non esiste più lo scambio biunivoco tra le due entità: il mass media dà e noi riceviamo passivamente il flusso di informazioni. Nei sistemi informativi moderni non v’è traccia di dialogo e lo schermo televisivo diventa cattedra universitaria, quindi l’opinione dello schermo diventa la nostra opinione, ma l’opinione dello schermo è generalmente l’opinione del potere, quindi eliminando l’intermediario, l’opinione del Potere è la nostra opinione.

Detta così nessuno di Noi l’ammetterebbe mai, ma i mass media pilotati servono appunto a questo a far credere alle persone di avere un libera opinione sulla base delle informazioni ottenute:

Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento quando in realtà sono fermi come un macigno.

L’immagine televisiva o informatica di internet, ha ormai sostituito ogni nostro reale bisogno, non è più la necessità a guidare i nostri acquisti, ma la contemplazione di quello che ci viene imposto come necessario.

Siamo arrivati al punto tale che ci identifichiamo con gli eroi della televisione e con gli oggetti che ad essi associamo, contempliamo tali figure credendo di poter vivere la loro vita e cerchiamo quindi in ogni modo di circondarci dei loro oggetti: il loro bisogno è diventato il nostro desiderio.

Con questa convinzione contemplativa crediamo di vivere la nostra vita. In realtà i nostri gesti e le nostre necessità non sono più nostre, ma di un immagine che crediamo riesca a rappresentarci. Abbiamo in un certo senso smesso di vivere la nostra vita in funzione di un’altra che crediamo, o meglio che ci hanno fatto credere, migliore, basata sull’apparenza e sull’immagine, sull’esteriorità dello spettacolo e su gesti e comportamenti che crediamo nostri, ma in realtà solamente assimilati.

La società dello spettacolo, ecco come potremmo definire la realtà in cui viviamo oggi, basata sullo spettacolo, appunto, sull’esteriorità e sulla necessità dell’avere; la nostra felicità deriva esclusivamente dall’avere, senza curarsi della reale utilità dell’oggetto e per questo veniamo costantemente bombardati da continui messaggi pubblicitari, che sempre di più puntano la loro efficacia, non sull’utilità dell’ oggetto in sé, ma sulla sua necessità di possederlo.

Lo spettatore non dev’essere convinto che l’oggetto X gli servirà, ma che avere tale oggetto accrescerà la considerazione che la società globale avrà di Lui, quindi è necessario che l’individuo si senta a disagio in quanto non possessore dell’oggetto in questione e da questo può nascere un messaggio che suona più o meno così:

”Non ti preoccupare di ciò che ti serve, te lo diciamo Noi, tu compra e sii felice”.

che tradotto in ottica maliziosa può suonare anche così:

“Evita di pensare, ti diciamo Noi cosa è meglio che tu faccia”

In tutto questo quindi il soggetto umano non corre il rischio di affaticarsi troppo, infatti la parte difficile, cioè pensare viene lasciata alle menti dei “piani superiori” e a Lui resta solo il compito di eseguire ciò che gli viene impartito, con la convinzione di essere stato Lui a decidere di acquistare quell’oggetto di sua libera iniziativa.

Noi continuiamo a guardare, e continuiamo a credere di scegliere e di vivere.


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