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La questione risorgimentale. Conferenza del Centro Studi Amor Roma (III)

By admin • Mag 27th, 2008 • Categoria: Articoli, Tradizionalmente Scritti

di Stefano Sogari

 

Ma sono analizzate anche le correnti del Federalismo di Cattaneo, ipotizzante un’Italia unita in Federazione con un Governo esprimente le peculiarità regionali e senza addivenire a strappi traumatici con l’Impero Asburgico. Si passa poi al Neoguelfismo di Gioberti che costituì una sintesi del pensiero cattolico liberale conservatore sempre in funzione di promozione dell’Unità Nazionale ma con un assetto pure federale seppur garantito dalla figura super partes del Papato.

Anche questa idea ebbe le sue simpatie ma dopo alcuni entusiasmi iniziali il Papato non sembrò seguire e sostenere neppure questa ipotesi. Il Neoguelfismo quindi divenne una nicchia di minoranza seppur in buona fede gli Italiani che l’appoggiavano e sostenevano.

In questo quadro molto diviso e problematico avvenne la missione quasi suicida del Pisacane e le persecuzioni contro Mazzini.

Ci fu anche, nel 1849, l’epica della Repubblica Romana con il suo Triumvirato di ispirazione tradizionale romana antica. In nome della Restaurazione della Res Publica, a Roma, avvenne un evento straordinario: il popolo romano con molti volontari di altre zone d’Italia reclama la Patria Sociale e l’autodeterminazione.

Mancinelli sottolinea la portata epocale di questo evento contro cui mossero tutte le potenze europee principali, non c’è scampo per il piccolo esercito popolare a difesa di quei confini: la sconfitta è nota ma rimane l’Idea e il Sacrificio di quanti credettero incluso Mameli che creò l’Inno Nazionale ancora oggi usato.

In quel periodo Cavour, che i relatori del convegno definiscono espressione della Massoneria Inglese e dei poteri finanziari sovranazionali, esprime disprezzo alle Insurrezioni Italianiste aggiungendo che i Patrioti sono solo “una setta inasprita dalla sventura”, parlando in specifico di Mazzini, uscito sconfitto dalla Repubblica Romana.

I relatori del convegno poi ricordano come dal Piemonte si irradiò il peggior influsso antinazionale e colonialista contro il resto della Penisola, sovente al servizio di altri potentati esteri in ombra. Da lì parte la malapianta della Borghesia Industriale anglofila e snobista come gli Agnelli ed i De Benedetti, maggiorenti di quella Borghesia Padronale e rinnegata che mai ebbe l’Italia in mente se non come terra di affarismi privati e di svendite a buon mercato.

A quel punto i Savoia approfittano della situazione di destabilizzazione della Penisola e di alcuni vantaggiosi appoggi stranieri e si infiltrano nel Risorgimento Nazionale per poi governarlo a loro vantaggio. Qui si parla di ciò che per prima la Sinistra Storica Nazionale ha definito “Risorgimento Tradito” additando determinate lobbies di potere monetario e coloniale interno ed estero il saccheggio di alcune regioni italiane e di alcune politiche antipopolari che la dinastia savoiarda attuò contro gli interessi del popolo attorno al 1870.

Qui si inquadra la triste vicenda della annessione meridionale al Piemonte, vicenda che si inquadra in una serie di operazioni sottobanco tra la Massoneria Inglese e alcuni poteri interni in Italia. La casta massonica britannica, gerente il Regno Borbonico, decide di mettere in atto un passaggio di consegne alla dinastia savoiarda, approfittando del fatto che gran parte del notabilato meridionale si prepara ad abbandonare il Re Francesco di Borbone, figura poco solida e manovrato dalla moglie austriaca e dal Papa.

Il Regno dei Borbone si sfalda in relativamente poco sangue di vittime belliche, ovviamente, come sempre furono i quadri militari borbonici mediobassi a garantire la migliore difesa con onore e fedeltà alle loro consegne, specialmente dal Volturno a Civitella del Tronto. Ma i loro comandanti (la Marina poi era in mano ad un Inglese, Acton,) abbandonarono subito le difese del Regno lasciando che esso cadesse come un castello di sabbia. Garibaldi fu praticamente intercettato da un corpo di spedizione piemontese cui il condottiero non oppose, per questo Mazzini lo criticò sempre, resistenza. Garibaldi fu elegantemente messo da parte e, in pratica, esiliato a Caprera; a parte lo scambio di fucilate in Aspromonte. L’Italia del Sud fu annessa ma il popolo non fu liberato semmai vessato da soprusi militari dell’esercito savoiardo, unitamente alla odiosa casta dei “Galantuomini” e dei “Gabellotti” locali (la futura Mafia) che posero un’ipoteca irrisolvibile sullo sviluppo del Sud. Nei primi anni fu smantellato il sistema monetario, creditizio, industriale e bancario del Meridione (allora esistente e in via di promettente sviluppo). Annullata ogni seria riforma agraria e sociale come si sperava in vari strati della popolazione: nuovamente reimmessi nel potere i vecchi notabili riciclati, il Sud piomba nella depressione economica e nell’assedio repressivo per contenere una vera e propria Insorgenza di massa al Nuovo Governo Centrale.

Repressione durissima che fratturò per sempre il tessuto sociale e nazionale meridionale e che portò dolorose considerazioni a molti ex Garibaldini come il noto Giuseppe Cesare Abba il quale descrisse la situazione come una vittoria dei magnati dell’Industria e della Banca, i quali approfittarono del vento favorevole per colonizzare e sfruttare al meglio un vasto territorio italiano, appropriandosi delle sue possibilità.

Questo patriota identifica, tra i primi, il “trasformismo” della classe dirigente come una vera e propria malattia nazionale; infatti il Parlamento esprimerà proprio questa casta censitaria e chiusa alle riforme popolari. In alcune zone del Centro-Nord iniziano scioperi a catena ed a Milano si spara e si uccide per ordine del Generale di piazza, anche con cannoni usati a terrorizzare le code dei poveri alla mensa dei Cappuccini.

La Nazione nasce quindi incompleta e con delle questioni irrisolte — per esempio alcuni documenti relativi alla storia del Brigantaggio in Italia non sono ancora accessibili, di certo si sa che i primi movimenti di briganti insorgenti furono comandati non da legittimisti e papalini ma da ex garibaldini e rivoluzionari repubblicani di matrice murattiana.

Questi tentativi furono spesso occultati dal Governo come semplice espressione di malavita ma, almeno all’inizio si sa che furono solo normali reazioni a leggi ingiuste ed a provvedimenti vessatori.

Si fa anche accenno ad un testo come il Gattopardo, molto chiaro e ironico nello spiegare il clima che si respirava in quel convulso momento di passaggio di potere, con la restaurazione delle vecchie logiche: tutto cambia perché nulla cambi.

Alcuni ex garibaldini morirono da briganti come coloro i quali credevano nel brigantaggio, nel primo periodo, come modalità di riscatto del Sud come credettero qualche decennio prima al sogno di Gioacchino Murat di un’Italia unita che nascesse dal Sud.

Si ricorda quindi come l’Italia stessa soffrì lo scacco di potenze straniere che ne oscurarono i progetti e che appoggiarono le peggiori lobbies economiche interne per mantenere sempre oppresso il popolo italiano.

Purtroppo il primo esperimento di questo tipo si ebbe con il Sud e di questo tutto il mondo tradizionalista ha dolorosamente preso atto: anche se scopo del convegno e di tutta la proposta politica e culturale del mondo “identitario” di cultura “nazionale-popolare” non è la dismissione dell’Ideale sacro e storico di Unità d’Italia e di Risorgimento ma una storia che sia realmente analisi di fatti e dinamiche complesse di un periodo molto complesso e pieno di chiaroscuri che, però, ne determinino l’idea finale di convergenza umana di fronti allora divergenti ma spiritualmente e come qualità interiori omogenei.

Daniele Liotta conclude dicendo che oggi non le divisioni importano ma la coscienza di amare e onorare combattenti ed esponenti politici che, su diverse posizioni, lottavano per la loro identità popolare e per la giustizia sociale. Tra i combattenti per la patria unita e chi si è difeso in nome della giustizia contro i soprusi dell’antinazione non c’è, oggi, contraddizione ma comprensione poiché la distanza che separa Pisacane da un capo brigante delle origini non è assolutamente incolmabile umanamente e idealmente parlando.

Su questo si può esprimere assenso o dissenso ma non si può omettere di pensare alla necessità, oggi, di un percorso del genere non solo in un ambiente di tipo specifico come quello degli esponenti della Tradizione ma anche nel mondo della ricerca storica di ambito politico identitario e, più ancora, nella nostra coscienza di Italiani di oggi.

Perché questo siamo, nel bene e nel male.

 

(3. - fine)


1 Commento »

  1. Un ringraziamento a Stefano per questa magnifica esposizione rielaborata ed arricchita, sulla conferenza legata ai temi della questione risorgimentale : lo spirito dell’intervento è stato proprio questo; ricomporre i due immaginari entrambi ribelli e entrambe traditi dalla Storia …

    Mazzini , Garibaldi, Briganti e Borboni hanno infatti tutti perso ….
    Ha perso il più autentico Risorgimento e anche l’eroico anti-moderno Anti-Risorgimento.

    Hanno vinto come sempre “i profittatori borghesi” , i gattopardi, i trasformisti ed i vigliacchi di entrambi gli schieramenti …..

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