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Lettera a un rivoluzionario

By admin • Mag 21st, 2008 • Categoria: Articoli, [Ri]Letture

di Stanis Ruinas

 

A costo di passare per ingenuo, anzi per un fesso a quattro cotte, confesso di non comprendere come gli uomini che si autoproclamano rivoluzionari-socialisti, comunisti, anarchici e che per i loro ideali rivoluzionari, han sofferto la galera e l’esilio, possano plaudire all’Inghilterra plutocratica e all’America trustistica che in nome della democrazia e della libertà democratica devastano l’Europa.

Intuisco e anticipo la tua risposta. Tu, da rivoluzionario, non ami Hitler e non hai fiduca in Mussolini. E va bene. Ma come fai ad avere fiducia nell’Inghilterra che ha oppresso per tanto tempo l’India, che ha tradito la Persia, che ha schiacciato le repubbliche boere e che da tre secoli fa il gendarme d’Europa, strozzando ogni rivoluzione, rimettendo sugli altari dinastie macchiate di sangue e d’assassinio e re spergiuri?

A tuo modo di vedere la vittoria della Germania significherebbe il trionfo del militarismo. Ma non ti sei mai chiesto che il trionfo dei cosidetti “alleati” riporterebbe l’Europa a una concezione medioevale e al dominio dell’alta banca, della reazione, del ricatto e a una “reazione clericale” e forse anche monarchica in Francia, in Spagna, nel Portogallo? Come fai a conciliare i tuoi ideali rivoluzionari con quelli di Churchill e di Roosevelt che personificano il sistema capitalistico, che è il nemico numero uno del proletariato e della rivoluzione?
È sconfortante e disarmante constatare con quanta ingenuità e facilità le masse possano essere ingannate da tante menzogne. È opprimente e umiliante constatare che gli autentici rivoluzionari possano collaborare con gli Sforza e i Benedetto Croce che durante la guerra erano germanofili e ora sono anglofili e che domani “sarebbero” pidocchiofili o cimiciofili se l’Italia facesse la guerra ai pidocchi e alle cimici…. Ma tant’è. Siamo di fronte alla più grande inversione spirituale di tutti i tempi.

Ma non si illudano i rivoluzionari da operetta, i collitorti del conservatorismo e del clericalismo, i direttori generali della reazione, i benpasciuti sostenitori ad oltranza delle caste del sangue e delle oligarchie del denaro. Nessuno s’illuda. O l’Italia rialza la testa da tanta sciagura e ritorna qual era ai giorni belli dell’Impero, o l’Italia naufragherà nel disordine e nell’anarchia. Alle invasioni straniere segui fatalmente la rivoluzione. E la rivoluzione popolare non si fermerà alle soglie del Quirinale nè a quelle di San Pietro né a quelle del capitalismo e della borghesia: essa falcerà teste in copiosa quantità e in primissima linea quelle dei signori e signorotti in guanti e senza guanti che, hanno aperto le porte della Sicilia alle bande della reazione europea: di quell’Impero inglese che da tre secoli tiene impigliate nella grossa rete dei suoi affari e della corruzione tutte le nazioni proletarie.

Mussolini nel 1922, come Garibaldi nel 1860, avrebbe potuto schiacciare il papato e instaurare la repubblica e detronizzare le dinastie del privilegio economico. Mussolini, come Garibaldi, volle rispettare la tradizione a scapito della rivoluzione. Ed il re e il papato compensarono Mussolini così come sessant’anni prima avevano compensato Garibaldi: considerandoli una gloria passata, un “imbarazzo e un pericolo per l’Italia Ufficiale”.

Un rivoluzionario napoletano, Vincenzo Russo, impiccato a ventinove anni perché reo di sostenere la Repubblica Partenopea che il cardinale Ruffo affogò nel sangue sotto la protezione dell’ammiraglio Nelson, nei suoi Pensieri Politici scrisse: «La disuguaglianza grande della società è il nodo gordiano. La rivoluzione è destinata a tagliarlo e purgare dei delitti la terra. Al nome di Rivoluzione il genere umano si rianima dalle sue agonie di morte e respira per lusinga di vedere vendicati una buona volta i suoi diritti insultati per tanti secoli impunemente. Chi tradisce per imbecillità o per infamia la rivoluzione è l’esecrazione dell’umanità, l’orrore degli stessi assassini».

Io non so se la Rivoluzione maturata in Italia per opera di Mussolini e penetrata ormai nella coscienza europea sarà fermata dalle bombe e dai carri armati della reazione inglese e americana. Potrà essere fermata, ma non vinta.

In Europa non si verificherà più una Santa Alleanza. Comunque volgano le sorti della gigantesca lotta che infuria sui tre continenti, la reazione non prevarrà. Trionferò come sempre la rivoluzione.

Io, italiano e proletario, ammiratore e seguace di Carlo Pisacane, il più vero e autentico precursore del nazionalsocialismo, ho seguito e seguo Mussolini perché in lui e nella sua azione vedevo il solo mezzo di infrangere le catene della misera secolare dell’Italia e del nostro popolo. Anche tu eri di questa opinione. Mi rifiuto perciò di credere che tu voglia sottoscrivere le parole di Churchill, il quale in un suo discorso adescatore e vilissimo, affermò che noi “eravamo un popolo tranquillo e soddisfatto” e che “perciò non avevamo bisogno di cacciarci in una guerra”.

La nostra storia, tutta la nostra storia, e tu lo sai, è una lotta senza soste contro la fame, contro gli usurpatori che condannavano alla fame e alle privazioni d’ogni sorta. La nostra vita d’Italiani è un calvario. Come il Cristo abbiamo portato la croce per tanti secoli, noi che eravamo il popolo più intelligente del mondo, noi che abbiamo creato con le nostre mani e col nostro genio la civiltà dell’Europa e dato alla storia dell’umanità tesori spirituali incalcolabili. E quando ci siamo ribellati alla palese ingiustizia di cui eravamo vittime, quando abbiamo chiesto un pò di terra da bonificare per sfamare noi e i nostri figli, i pirati del mondo, gli inglesi e gli americani, ci hanno dato l’”alt”, ci hanno gridato che avevamo pazzi sogni di dominio e di conquista. Ci hanno provocato e minacciato di strangolarci nel nostro mare. E non paghi di tutto questo, ci hanno imposto una guerra che non volevamo e che abbiamo dovuto accettare per la difesa del nostro onore e del nostro sacrosanto diritto alla vita.

E son costoro, i Churchill e i Roosevelt, che parlano di libertà, di civiltà e di crociata contro le forze del male. Costoro che sono coniati nello stampo dei peggiori tiranni e che sono gli esponenti della peggiore tirannia: il capitalismo.

Mi ritorna alla mente la violenta apostrofe che Gabriele D’annunzio lanciò dal Campidoglio nel 1919: «Ovunque parlino, comunque parlino, la loro voce ha il timbro dell’oro che fu e sarà sempre la sete dei governanti di Londra e di Washington. Sono le voci che arrocchirono e arrocchiscono a disputarsi il bottino di cinque continenti, a mercanteggiare la libertà dei mari, a spasimare per tagliare l’Europa in tante parti da distribuire fra ladroni».
Tu dirai che non sei solo a pensarla così e che ti batti per il socialismo. Alla prima obiezione rispondo con Giordano Bruno «È d’un’anima sordida e indegna pensarla come il volgo, perché il volgo è in maggioranza».

Quanto al socialismo, ti posso dimostrare che la Germania d’oggi è il paese più socialista del mondo e che il Manifesto di Verona è un documento schiettamente rivoluzionario che mette l’Italia Repubblicana in testa a tutti.

Ma sul tema “Socialismo” ritornerò, perché sono convinto che tu non appartieni a quei “filofili” che disonorano la Penisola e che in tutti i tempi, hanno costituito la zavorra, lo sterco del popolo italiano.

Sono le minoranze elette che fanno le rivoluzioni e, con le rivoluzioni, la storia.


“Gazzetta dell’Emilia”, Modena - Anno LXXXV - n. 251/1944


1 Commento »

  1. Un altro punto a favore della ” Sinistra Nazionale Italiana ” …. !!
    Rilettura da fare con occhi attuali ed attenti …. la guerra con il Nemico Principale non è mai finita …

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