Lettera ad un coetaneo caduto sul lavoro
By admin • Apr 7th, 2008 • Categoria: Articoli, Nero su Biancodi Davide D’Amario
Fratello operaio,
la paganità della Primavera già investe le menti e le anime di noi Popolo.
Nuova carne sacrificale, vermiglio sangue versato, come ad ingraziarsi il mostro meccanico.
Massimo, 30 anni! Morto a Colonnella (Teramo), mentre produceva “profilati in ferro e alluminio”.
Carissimo fratello, peccato che questi “umanoidi” che ora indagano la tua dipartita, non possono sentire la tua giovane voce, di come spiegheresti, che più che una “morte bianca”, si tratta dell’ennesimo omicidio di quel grigio mondo chiamato fabbrica o industria, di quegli insensibili caporali e ufficiali mondialisti, che cavalcano le passioni e le sofferenze di milioni di italiani per strappare al mercato la medaglia d’oro del “bravo imprenditore”.Chi sa Massimo, cos’hai pensato, quando tra lo stupore e lo sgomento, quel braccio robotico ti ha colpito, quando il tuo corpo si è inclinato spossato, e la pesante pressa ha schiacciato l’addome? Maciullato da una macchina, trasformato in un semplice “pezzo” industriale, deprivato anche nella morte di quella dignità propria alla vita, ad un giovane. Se non mi sbaglio, tanto tempo fa, nella sua Rivolta Ideale, Alfredo Oriani scriveva che ogni epoca non ha che uno scopo: «sviluppare un carattere umano», è vero, questa che stiamo vivendo è quella della macchina, dell’acciaio, della follia. Ti chiederai, caro Massimo, come mai certi sindacalisti al servizio del potere capitalista, aspettano sempre il cadavere di un operaio per pontificare. Sono sicuro che avresti una voglia matta di domandare loro «dove eravate nel momento in cui una macchina, un robot, della ferraglia mi ha preso a pugni? Dove eravate quando per quattro soldi i metalmeccanici rinunciavano alla tanto sbandierata sicurezza? Dove eravate quando ad inizio turno vi era sempre il kapò del padrone che istigava alla velocità, che se ne fregava di lavorare in sicurezza?». Altro esempio è notare lo sberleffo di giornalisti falliti, titolare “Lavorare da Morire”, ma quale mazzetta hanno scelto, per silenziare le scandalose statistiche che dicono che questa scia di sangue non si arresta. Perché solo ora tirano fuori, sul corpo esanime di un giovane di 30 anni, la statistica che dice “questa da gennaio è la terza vittima, e lo scorso anno sono aumentati del 37% gli infortuni, di diversa gravità, che hanno coinvolto giovani al di sotto di 30 anni” nella provincia di Teramo. Già ti vedo, compagno di strada Massimo, chiedere alle forze sociali, che fanno “sindacalismo” come moda letteraria da caffè, ad economisti liberali del “lasciar fare, lasciar passare”, ai filosofi che teorizzano il mondo del lavoro, togliete le vostre mani luride dal mondo operaio. In questi anni ne avete decretato la morte, e ammazzando il sindacalismo avete portato al macello molta della gioventù di questa nazione.
Caro Massimo, la tua morte andrà a posizionarsi vicina a quella di tanti giovani eroi, e la tua famiglia, i tuoi cari, purtroppo saranno i soli a ricordarti per il resto della loro vita, ed anche oltre. Gli altri? Beh, non è che bisogna aspettarsi molto… gli strilloni, in questo periodo sono occupati nella “campagna elettorale”, si soffermeranno brevemente sulla tua fine, probabilmente qualcuno utilizzerà il tuo nome e la tua morte come manifesto elettorale (anche se i comunisti da noi ormai non si trovano più!). L’unica e feconda speranza, alla cui ricerca, anche tu da qualche parte andrai… è quella del ricordo da parte di una gioventù non doma, che non vive di clamori, ma di fatti… che verserà nel privato le sue lacrime di dolore, che ti accoglierà nelle sue ridotte militanti (al di là del tuo credo), che non scorderà i tuoi 30 anni. Mi sei coetaneo, questi lievi sussurri, anche se rimangono caratteri impressi in un foglio telematico, rappresentano una testimonianze di cameratismo forte e sentita, sapendo come una pressa riduce per ore la vita di un giovane uomo.
Onore a Massimo, e a tutti coloro che nel suo ricordo, chiameranno all’autodeterminazione del lavoratore. Alla resistenza al grigiore della fabbrica.


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