L’onore? Roba da virgolette
By admin • Apr 28th, 2008 • Categoria: Editorialedi Alessandra Colla
Arriva adesso da noi la notizia della brutta storia di Rand, la diciassettenne irachena uccisa dal padre perché si era innamorata di un soldato inglese.
I particolari li trovate in rete — io qui non ho nessuna voglia di riportarli.
Dico solo che mi disgusta lo sciacallaggio mediatico su questa faccenda: presentare al pubblico la vicenda come se fosse una riedizione pulp di “Giulietta e Romeo” in salsa scontro-di-civiltà mi sembra veramente esecrabile.
Sarò sincera: se avessi vent’anni e l’amore di Rand e Paul fosse stato negato in un paese libero e in pace, probabilmente avrei versato anch’io le mie brave lacrimucce protestando perché amor omnia vincit solo al cinema e l’happy end col cavolo che arriva sempre.
Ma i vent’anni li ho passati da un pezzo — forse anche due; e la triste istoria si svolge nell’Iraq contemporaneo, ovvero in un paese in guerra da anni. Per rendere le cose più facili, lasciamo da parte le connotazioni geografiche e limitiamoci a considerare la situazione nella sua crudezza: lei appartiene al popolo occupato militarmente, e lui è un soldato dell’esercito occupante.
Al di là del dato emozionale — i “ragazzi che si amano” che cantava Prévert — il punto saliente è purtroppo quello dell’incapacità ovvero della precisa nolontà di cogliere i fatti nella loro essenza (scarna e brutale quanto si vuole, ma così va il mondo): il padre di Rand l’ha uccisa non solo e non tanto perché lei era musulmana e lui cristiano — avvilente semplificazione — ma perché lui apparteneva all’esercito occupante che giornalmente da anni fa strage del popolo iracheno. Innamorandosi del soldato inglese e sognando un futuro con lui, la ragazza si è comportata come se non le interessasse nulla del suo paese e della sua gente. E questo agli occhi del padre cioè degli adulti consapevoli è stato un crimine gravissimo.
È chiaro che per una ragazzina di diciassette anni innamorarsi è l’esperienza più bella del mondo, soprattutto in un contesto come quello dell’Iraq attuale in cui la realtà lascia ben poco spazio alle rosee fantasie di un’adolescente — ed è su questo che si devono versar lacrime, non su altro. Così come è chiaro che l’innamorato vive del suo amore, e nulla esiste al di fuori della persona amata: e infatti Rand ha dimenticato tutto ciò che non fosse contenuto negli occhi di Paul — smemoratezza imperdonabile, quel consegnare all’oblio il milione e duecentomila morti civili in quattro anni di guerra e le decine di migliaia di bambini iracheni privati della loro infanzia.
In questo dramma — che è il dramma di un popolo, di una nazione, di una civiltà — i media italiani non hanno trovato di meglio che virgolettare la parola onore: come si fa con i termini strani o desueti, di cui non è chiaro il senso o che sono caduti in disuso.
Ma in fondo non c’è neanche da stupirsi più di tanto, sapete: perché l’Italia è quella che 63 anni fa accolse l’esercito nemico gettandogli fiori sui tanks e ragazze tra le braccia — “liberazione”, la chiamano.


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