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Meditazione sull’acqua (I)

By admin • Mag 22nd, 2008 • Categoria: Articoli, Tradizionalmente Scritti

di Yggdrasill

 

La Legge di Buddha,
splende nella rugiada
sulla foglia.

Iotaro Issa (1763-1827)

 

Cade una foglia sull’acqua, trema, indugia un attimo, poi scivola veloce trascinata dalla corrente.

Un’immagine comune, certo evocativa di un vissuto ordinario che, proprio in quanto tale, quindi in virtù del sapore collettivo che lo caratterizza, ha fornito ispirazione per il presente scritto generatosi dal desiderio di trattare in modo un poco inconsueto, sebbene in modo lieve e per nulla esaustivo, di quell’elemento, l’acqua, che per differenti ragioni forse più d’ altri può rivendicare particolare dignità “universale”, impregnando di sé ogni cosa.

Ma volgiamo ancora una volta lo sguardo verso la mia fantasticheria iniziale, lasciandolo vagare nuovamente sulle onde leggere di una rilucente liquidità ove la foglia rapita già non esiste più, veleggiando verso luoghi sconosciuti; perché proprio laggiù ritengo possibile ritrovare il riflesso lontano del pensiero di chi, al pari di Talete, vi individuava — di concerto a molteplici cosmologie dove ne è noto il preminente ruolo principiale —, non solo l’origine, ma la legge stessa di formazione del cosmo [1]. Infatti l’acqua che qui interessa è ben altro dal mero aggregato materiale, è l’arché, la sostanza originaria. E sarà da questa fonte ispirativa dell’immaginazione mitologica che scaturirà questo breve percorso acquatico e, nel contempo, letterario.

Umido radicale degli alchimisti, fonte di vita: «Fons et origo, la matrice di tutte le possibilità d’esistenza» [2], madre abissale nelle cui profondità alberga il principio generativo femminile e da cui sorgono le cose del mondo, l’acqua è un elemento di cui è impossibile ignorare le ridondanti valorialità vitalistiche e, a maggior ragione, quelle tanatologiche. Latrice di vita come di morte, racchiude nel suo dinamismo più peculiare, il divenire, l’incontrovertibile destino della dissoluzione. Panta rei, tutto scorre, sosteneva Eraclito e chi più dell’acqua può meglio rappresentare tale moto della Natura? Ambiente fluido ove l’essere individuato patisce il fascino di un moto dal tragico epilogo, nell’acqua: «[…] tutto si scioglie, ogni forma si disintegra, qualsiasi storia è abolita; nulla di quanto esisteva prima rimane dopo un’immersione; nessun profilo, nessun segno, nessun avvenimento. L’immersione equivale, sul piano umano, alla morte e sul piano cosmico alla catastrofe (il diluvio) che scioglie periodicamente il mondo nell’Oceano primordiale» [3]. Essa detiene il duplice potere di coagulare, permettendo l’insorgenza da sé, e di solvere, agevolando il ritorno nel proprio grembo. Questa la sorte ultima e inalienabile di ogni cosa e di chi, indugiandovi e abbandonandosi passivo ai marosi della vita, non se ne sappia emancipare. Per questo la loro fascinazione risulta tanto potente quanto pericolosa, perché il lasciarsi trasportare, magari in preda ad una vaga melancolia dell’origine, può comportare la perdita, il discioglimento, del proprio essere, precipitandolo nella sconfitta annichilente della seconda morte e comportando la perdita del proprio io individuato. Le mitologie e le psicologie dell’acqua trabordano d’ammonimenti in tal senso, al pari di uno dei luoghi principe dell’esplorazione e ri-scoperta dei moti che agitano la psiche umana: l’arte. A tal proposito di seguito tenterò di fornire, quale luogo d’osservazione privilegiato, qualche scenario estrapolato da quell’immenso bacino e mediando le mie osservazioni tramite opere per lo più di genere letterario, ma non solo. Un esperimento senza troppe pretese il mio, più che altro la denotazione di un percorso possibile dove un viandante attento potrà scorgere molto di più, spingendosi oltre. Perché meditare sull’acqua presuppone un abbandono irto di pericoli, ma anche possibilitante all’accesso a nuovi stati dell’Essere, facendo del povero oggetto della mia fantasticheria iniziale, la foglia, una mistica nave lanciata verso il rinvenimento del proprio Sé superiore.

 

La nave mistica

La nave arcaica si sarà perduta
Nei mari in cui i miei sogni travolgenti nuoteranno;
E i suoi immensi alberi si confonderanno
Nelle caligini di un cielo biblico di cantici.

Suonerà un’aria, ma non di bucolica antica,
Tra gli alberi nudi misteriosamente;
E la santa nave non venderà mica
Rarissime derrate di paesi esotici.

Essa non conosce i fuochi delle oasi terrestri.
Essa non conosce che Dio ed incessantemente solitaria
Separa i flutti gloriosi dell’infinito.

L’estremità del suo bompresso si tuffa nel mistero.
In cima ai suoi alberi trema ogni notte
L’argento puro e mistico della stella polare.

Antonin Artaud (1913)

Note

[1] Aristotele, La metafisica, a cura di Carlo Augusto Viano, Torino, UTET 1996, p. 190.

[2] M. Eliade, Trattato di storia delle religioni, Bollati Boringhieri, Torino 1999.

[3] Ivi, p. 176.

 

(1. – continua)


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