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Meditazione sull’acqua (II)

By admin • Giu 1st, 2008 • Categoria: Articoli, Tradizionalmente Scritti

di Yggdrasill


[…] e annegò nelle acque fangose (A una moneda)

Le acque sono il luogo del mistero, là vorticano terribili i guardiani dei tesori proibiti. Solcate da vascelli ultraterreni, percorso privilegiato per l’ultimo viaggio delle anime, costituiscono dimora senza ritorno per gli affogati. Esse contengono il segreto delle energie che agiscono dietro e dentro le cose visibili. Sfumate e indefinite, sfociano, zampillano, scorrono, ondeggiano, fluiscono, ristagnano, filtrano, infine oscurano o deformano l’immagine di ciò che vi traspare. Sempre diverse, mai uguali, traggono ordine e misura da ciò che le contiene rimodellandone nel contempo i contorni. Succo di Vita corrodono inesorabili la forma del mondo, il calice che le contiene, e scolpendolo ne sono scolpite. Analogamente avviene nell’animo di chi, mosso dall’esigenza di domare i propri disordini interni arginando le acque dei propri psichismi trabordanti, si trasla da plasmato in plasmatore. Da queste scarne dinamiche subito risalta quanto l’acqua sia un significante sovrabbondante di difficoltosa de-finizione; sfuggente, incontenibile se non con ambigue modalità. Chi vi si immerge, col corpo o con lo sguardo, ritrova quella particolare colorazione d’indefinitezza che sembra caratterizzare l’infinito. Meditare sull’acqua, comporta anche questo dunque, il prendere contatto con uno scorrimento temporale dalla dimensionalità imponderabile. Sperdersi tra i flutti, affogare nei marosi, si tramuta allora nella possibile via d’accesso ad un’eternità fittizia dal perimetro indistinguibile ove tutto rimane sospeso.

In questa spazialità sconosciuta s’insinua il poeta che gettando un oggetto apparentemente estraneo, ma in verità ipostasi del proprio spirito, fa del suo semplice gesto un veicolo per partecipare del destino comune a chi, salpata l’ancora, non abbia più fatto ritorno. Perchè per coloro che rimangono a terra, sulle rive dei fiumi, sui bordi dei laghi, sulle scogliere dei mari o sulle morbide spiagge, chi affonda tra le acque non muore, semplicemente scompare. Egli non è più, ma, nonostante tutto, ancora e sempre è. Solo non si sa dove…

 

 

A una moneta

Fredda e tempestosa la notte in cui salpai da Montevideo.
Doppiando il Cerro,
gettai dal ponte più alto
una moneta che luccicò e annegò nelle acque fangose
una cosa di luce che il tempo e la nebbia si presero via.
Ebbi l’impressione di aver compiuto un gesto irrevocabile,
di avere aggiunto alla storia del pianeta
due serie incessanti, parallele, forse infinite:
il mio destino, fatto di ansietà, di amore e di vane vicissitudini,

e quello di quel disco di metallo
che le acque avrebbero dato al molle abisso
o ai remoti mari che rodono ancora
spoglie del sassone e del vichingo.
Ad ogni istante nel mio sonno o nella mia veglia
ne corrisponde un altro della cieca moneta.
A volte ho provato rimorso
e altre, invidia,
di te, che sei, come noi, nel tempo e nel suo labirinto
e che non sai.

Jorge Luis Borges (1964)

(2. – continua)


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