Meditazione sull’acqua (III)
By admin • Giu 3rd, 2008 • Categoria: Articoli, Tradizionalmente Scritti
di Yggdrasill
Rêverie delle acque
Narciso è un bellissimo giovane, di lui si innamorano in molti, ma egli è insensibile ad ogni profferta, anche a quella della povera Eco che per lui si consuma, distrutta dal dolore, sino a ridursi ad un flebile sussurro lontano, sempre più lontano, che si ripete, si ripete, si ripete….
Narciso è bellissimo quanto inconsapevole di sé e della propria Anima, Eco, che ricerca strenuamente nel mondo ma che non sa, non può, riconoscere. Questa sarà la causa effettiva della sua caduta. Una rêverie acquatica la sua, un gioco sognante di rifrazioni ed echi lontani che si ripetono, si ripetono e si ripetono ancora, all’infinito…
Narciso è figlio delle acque, suo padre un fiume, sua madre una naiade, ma da queste non è in grado d’emanciparsi, di ri-trovarsi, per questa ragione la loro fascinazione gli costerà la vita.
Bachelard osserva che insita nelle acque riflettenti alberga una potenza tale che mai alcuno specchio potrà vantare [4]. Lo specchio in quanto oggetto artefatto, immoto, è circoscritto in uno spazio che, contemporaneamente lo qualifica e lo limita rendendolo una fredda superficie dalla dimensionalità eternamente impenetrabile ed altera. Sullo specchio si riflette un’immagine che non può essere in verità mai raggiunta. Le acque, al contrario, sono materia viva, in esse alberga lo spirito stesso della Natura, talché rimandano riflessi altrettanto vivi e naturali. Colui che si riflette in una fonte può partecipare attivamente ad un mondo onirico privo di confini e preclusioni, cui è possibile accedere in totale libertà. Al pari, però, lì risiede la potenza disgregante di una fascinazione che può rivelarsi terribilmente pervasiva. Ed infatti Narciso viene rapito dal sogno delle acque, crede ad un’illusione che non è in grado di riconoscere in quanto tale e, nel tentativo di trovare se stesso in un altro da sé, si smarrisce naufragando in una materia priva di Sostanza.
Narciso non si conosce, per questo non si ri-conosce diventando preda del miraggio rifratto da una fonte, Ramnusia, il cui nome è un epiteto di Nemesi. Se altrimenti fosse egli non si sarebbe perso, affogando nel vano tentativo di ri-congiungersi ad un’immagine, una parvenza proiettiva incatenante alla fonte del divenire.
Nemesi, come noto, è una delle divinità preposte alla regola dei destini umani. Essa incarna una concezione ellenizzante del destino considerato in quanto parte di una totalità che trova espressione in ogni singola esistenza. Una porzione dai caratteri chiari e ben delineati ove l’uomo precipita senza possibilità di riscatto.
Narciso contempla il proprio riflesso, che a sua volta lo contempla, in un gioco di specchi infinito che lo imprigiona, reo d’aver confuso la forma con
Note
[4] Gaston Bachelard, Psicanalisi delle acque, Red, Como 1987.
[5] Ibidem.
(3. - continua)


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