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Meditazione sull’acqua (VII)

By admin • Set 11th, 2008 • Categoria: Articoli, Tradizionalmente Scritti


di Yggdrasill

La voce delle onde

Una piccola isola nel mar del Giappone. Un villaggio di pescatori. Un mondo antico come sospeso sulle acque del tempo, dove le identità non vacillano e i ruoli vengono ancora plasmati in base ad una consapevolezza atavica che non consente deragliamenti. L’amore contrastato tra due giovani e la sobrietà delle persone che donano una colorazione di trasparente purezza. Infine il mare, onnipervadente, di una materialità vigorosa che rende pulsante e reale l’immaginazione, vivificando la narrazione stessa e rendendola credibile per quanto ormai a noi lontana.

La voce delle onde, di Yukio Mishima, è un romanzo delicato e nel contempo potente. Gentile quanto l’animo dei personaggi, semplici e genuini, forte come solo l’armonia primordiale sprigionata dai marosi può esserlo quando, misterioso canto di sirena, sovrasta ed imbeve ogni cosa. Il principio talassico costituisce qui sfondo visivo e sonoro. Sostanza originaria e plasmante dell’intera vicenda così come del paesaggio definisce le psicologie, i corpi e gli oggetti:

La sua pelle, tutt’altro che chiara, era tesa e levigata dai bagni continui nell’acqua marina; e sull’ampio torso assuefatto ai tuffi prolungati e frequenti […].

Il ragazzo sentì che esisteva un perfetto accordo fra lui e quell’opulenza della natura circostante. Trasse un profondo respiro e fu come se una parte di quell’invisibile che costituisce la natura avesse permeato l’intimità del suo essere. Sentiva il fragore delle onde che si frangevano sulla spiaggia ed era come se il battito del suo sangue giovane fosse sincronizzato col movimento delle grandi maree. Indubbiamente la natura stessa soddisfaceva le sue necessità, perché Shinji non sentiva particolarmente la mancanza di musica nella propria vita quotidiana.

Il mare intaglia e leviga i profili delle cose ridisegnandone i confini. Crea gli uomini, ma anche l’ambiente: un’isoletta che non sarebbe nulla, anzi non sarebbe e basta, se non vi fossero le sterminate acque dei marosi a determinarne identità:

Il mare, solo il mare reca all’isola le cose buone e giuste di cui essa ha bisogno…e mantiene quelle buone e giuste che abbiamo…

Per questo è impossibile non cogliere tra le righe la costruzione simbolica che, da sempre, vuole il mare quale espressione privilegiata dell’archetipo materno. La dialettica del mare diviene quindi la medesima della Madre. È laggiù, in quel ventre misterioso, che sorge la vita; ed è in quel liquido amniotico che si vorrebbe tornare se questo, ormai “irrespirabile” e amaro, non respingesse, sospingendo verso i lidi dell’esistenza terrena (terrestre) e rifiutando qualsiasi profferta di riconciliazione. Eppure, nonostante tutto, un universo irrimediabilmente lontano per taluni riesce ancora a rivelarsi accessibile ad altri: le donne della cui natura partecipa. Per questo soltanto ad esse concede il segreto spalancando la soglia dei propri fondali e, per inversa ragione, precludendoli agli uomini, esuli destinati al mondo di superficie. Questa la motivazione originaria che agisce nei personaggi de La voce delle onde, e che impone la propria legge naturale secondo cui agli uomini è permesso solamente sfiorare il mistero, penetrarlo fugacemente con le proprie lenze, i propri arpioni, ma mai possederlo appieno. Essi sono infatti pescatori, coloro che possono trarre a sé, ma che non possono com-prendere e vedere sul fondo ciò che per natura gli è estraneo. Mentre alle donne è concesso ben altro, esse sono infatti pescatrici di perle, a loro l’abisso si apre poiché esse sono l’abisso:

Gli uomini vanno fuori a pesca. S’imbarcano su battelli costieri, salpano per tutti i porti sui mercantili, mentre le donne, non destinate a quel vasto mondo, cuociono il riso, attingono l’acqua, raccolgono alghe marine e, quando vien l’estate, si tuffano giù nel segreto fondo del mare. Anche per una madre veterana tra le pescatrici di perle, quel mondo opaco del fondo marino era il mondo delle donne…

Solo lei conosceva: l’interno di una casa, buia anche a mezzogiorno, i profondi spasmi del parto, l’oscurità del fondo marino. Questa era la specie dei mondi, connessi l’uno all’altro, ove lei viveva la sua vita.

Le donne possono quindi affrontare la discesa. Il mare, eterno femminino, accoglie le sue sodali, non senza mostrare per questo il proprio terrifico volto, ma con naturalezza, senza preclusioni. Ed esse possono accedervi innanzitutto dopo aver realizzato la propria maturità sessuale, preludio indispensabile ad un’identificazione totalizzante, viscerale.

[…] le ragazze si lasciavano cogliere dalla paura […]. Le attendeva la sensazione fredda e soffocante di una corsa senza respiro, l’inesprimibile agonia del momento in cui l’acqua penetrava a forza sotto gli occhiali, l’orgasmo ed il subitaneo timore del collasso che s’impadroniva di tutto il corpo quando un’ostrica era quasi a portata di mano. Le attendevano ogni sorta di accidenti…

[…]

La cosa era diversa per le tuffatrici più anziane, per quelle che avevano marito. Uscendo dall’acqua dopo un tuffo, avrebbero cantato, riso e chiacchierato ad alta voce. Sembrava che per esse lavoro e gioco si fossero fusi in un tutto unico. Osservandole con invidia, le giovani si dicevano che mai sarebbero riuscite a diventare come quelle; ma col trascorrere degli anni avrebbero scoperto con sorpresa d’essere entrate, senza rendersene conto, nel novero delle spensierate tuffatrici veterane.

Ma la pescatrice di perle è anche altro, è la donna che superato l’elemento talassico, tradotta in superficie la perla, espulso il frutto del proprio grembo, muta le acque salmastre nelle dolci acque che nutrono il nascituro. Nel latte materno. Ecco allora sorgere un altro simbolo caro all’immaginazione acquatica e che ritorna nelle mitologie di tutto il mondo: il mare di latte, acqua cosmica per antonomasia, nutrimento dei nati, dei venuti al mondo, ma anche viatico di stelle, la Via Lattea, percorso celeste ove ritrovare la propria Anima: la perla, il tesoro segreto, celato negli abissi, guardato da misteriosi mostri… ma questo è un universo simbolico che ci porterebbe altrove, anche se in esso risiede lo strumento che genera l’arcana melodia della voce delle onde.

 

(7. - continua)


1 Commento »

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