Pasque di Sangue
By admin • Mar 20th, 2008 • Categoria: Editorialedi Alessandra Colla
Questa volta parliamo di Pasqua — anzi, delle pasque. Che sono più d’una, a quanto pare, e celebrate in modi vari a seconda dei tempi e dei luoghi; ma nonostante si faccia un gran parlare del valore altissimo intrinseco a ogni diversità, chissà perché su certe Pasque diverse si deve tacere, pena una serie ricca e colorita di guai come se piovesse. Ne sa qualcosa Ariel Toaff, che prevedibilmente d’ora in poi preferirà continuare ad occuparsi di cucina rituale più che di riti macellatorî.
Come il Natale, anche la Pasqua è diventata una ricorrenza civile più che religiosa: meno ammantata di pestilenziale retorica dei buoni sentimenti, evoca invece gioiose abbuffate di carne tenera e uova a sorpresa dal packaging allettante per grandi e piccini. Su tutto aleggia la blanda consapevolezza ovvero la sbiadita memoria dell’evento più lieto della cristianità — la resurrezione di Gesù di Nazareth, che, secondo le Scritture, sarebbe avvenuta il terzo giorno successivo alla sua morte in croce.
In ogni caso, memori o consapevoli che si sia, c’è una cosa fondamentale che si tende a dimenticare o ad ignorare — gravissime entrambe le circostanze. La lezioncina è obbligatoria: perché la Pasqua cristiana, vale a dire la Pasqua che tutti consumisticamente celebriamo convinti che siano queste le radici dell’Europa (dell’Occidente sì) scende dritta dritta, e anzi ne dipende più di quanto si creda, dalla Pasqua ebraica. Che si chiama, correttamente, Pesach cioè passaggio (attraverso il Mar Rosso, dalla schiavitù alla libertà): e celebra essenzialmente la liberazione degli Ebrei dall’Egitto ad opera di Mosè. Anche la Pasqua cristiana ha sempre il significato di passaggio, ma in altro senso: il passaggio dalla morte alla vita per Gesù, o anche il passaggio a nuova vita per i cristiani, segnatamente per quelli che nella Veglia Pasquale ricevono il battesimo. (Polemicamente potrei ricordare che in qualche caso il passaggio fu anche in senso contrario, cioè dalla vita alla morte, per i non-cristiani: e penso ovviamente a Ipazia, lapidata e fatta a pezzi proprio nei giorni precedenti la pasqua del 415 d.C.; ma come diceva Evola il rapporto dell’uomo con la religione è un’equazione personale, e basta poco per capovolgerne il risultato…).
Ma non vorremo fermarci alle vuote parole, nevvero? E allora andiamo a vedere i fatti che le parole descrivono, inoltrandoci nella compulsazione di quelle Scritture sacre per alcuni e dubitose per molti altri.
I sacri testi, dunque, sono chiari e inequivocabili:
Esodo 12:1 Il SIGNORE parlò a Mosè e ad Aaronne nel paese d’Egitto, dicendo:
Esodo 12:2 «Questo mese sarà per voi il primo dei mesi: sarà per voi il primo dei mesi dell’anno.
Esodo 12:3 Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “Il decimo giorno di questo mese, ognuno prenda un agnello per famiglia, un agnello per casa;[…]
Esodo 12:5 Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, dell’anno; potrete prendere un agnello o un capretto.
Esodo 12:6 Lo serberete fino al quattordicesimo giorno di questo mese, e tutta la comunità d’Israele, riunita, lo sacrificherà al tramonto.
Esodo 12:7 Poi si prenda del sangue d’agnello e lo si metta sui due stipiti e sull’architrave della porta delle case dove lo si mangerà. […]
Esodo 12:12 Quella notte io passerò per il paese d’Egitto, colpirò ogni primogenito nel paese d’Egitto, tanto degli uomini quanto degli animali, e farò giustizia di tutti gli dèi d’Egitto. Io sono il SIGNORE.
Esodo 12:13 Il sangue vi servirà di segno sulle case dove sarete; quand’io vedrò il sangue, passerò oltre, e non vi sarà piaga su di voi per distruggervi, quando colpirò il paese d’Egitto.
Esodo 12:14 Quel giorno sarà per voi un giorno di commemorazione, e lo celebrerete come una festa in onore del SIGNORE; lo celebrerete di età in età come una legge perenne. […]
Esodo 12:21 Mosè dunque chiamò tutti gli anziani d’Israele e disse loro: «Andate a procurarvi degli agnelli per le vostre famiglie, e immolate la Pasqua.
Esodo 12:22 Poi prendete un mazzetto d’issopo, intingetelo nel sangue che sarà nel catino e con quel sangue spruzzate l’architrave e i due stipiti delle porte. Nessuno di voi varchi la porta di casa sua, fino al mattino.
Esodo 12:23 Infatti, il SIGNORE passerà per colpire gli Egiziani; e, quando vedrà il sangue sull’architrave e sugli stipiti, allora il SIGNORE passerà oltre la porta e non permetterà allo sterminatore di entrare nelle vostre case per colpirvi.
Esodo 12:24 Osservate dunque questo come un’istituzione perenne per voi e per i vostri figli.
Esodo 12:25 Quando sarete entrati nel paese che il SIGNORE vi darà, come ha promesso, osservate questo rito.
Esodo 12:26 Quando i vostri figli vi diranno: “Che significa per voi questo rito?”
EEsodo 12:27 risponderete: “Questo è il sacrificio della Pasqua in onore del SIGNORE, il quale passò oltre le case dei figli d’Israele in Egitto, quando colpì gli Egiziani e salvò le nostre case”». Il popolo s’inchinò e adorò.
Esodo 12:28 Poi i figli d’Israele andarono e fecero così; fecero come il SIGNORE aveva ordinato a Mosè e ad Aaronne.
Esodo 12:29 A mezzanotte, il SIGNORE colpì tutti i primogeniti nel paese d’Egitto, dal primogenito del faraone che sedeva sul suo trono al primogenito del carcerato che era in prigione, e tutti i primogeniti del bestiame.
Esodo 12:30 Il faraone si alzò di notte, egli e tutti i suoi servitori e tutti gli Egiziani; e vi fu un grande lamento in Egitto, perché non c’era casa dove non vi fosse un morto.
Siccome sono pignola, ho riportato quasi tutta la citazione biblica: giusto per non lasciar sussistere equivoci sul senso del testo. Che rivela in modo piuttosto inequivocabile — reitero volutamente l’aggettivo già detto prima di citare — come la Pasqua in realtà sia di per sé un rito sanguinoso, di morte più che di vita. E lo dimostra bene l’odiosa mattanza di cuccioli belanti che ogni anno adorna le tavole della cristianità riunita attorno al desco familiare o vacanziero: perché Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi, ma chissà perché quando è il momento di infilare i piedi sotto la tavola in quel giorno lì son sempre i soliti a rimetterci la buccia. (E non mi venite a parlare di “tradizione”, per favore, ché la mia non è quella sicuro).
Ma lasciamo stare il penchant più propriamente animalista, che è fonte di disturbo per molte anime belle positiviste assai o più semplicemente antropocentriche a oltranza — laddove io al contrario accolgo con gioia ogni provvisorietà. E prendiamo invece in considerazione l’altro elemento: e cioè che la Pasqua ebraica celebra la procurata morte di alcune centinaia, almeno, di creature umane (la cifra è assolutamente spannometrica, ma capirete che certe volte è saggio non fare calcoli dettagliati) e per rammemorare la cosa raccomanda la morte di alcune altre migliaia di creature animali — i sacrifici, sapete… Il che è piuttosto singolare. È vero che gli ebrei volevano andarsene dall’Egitto, e gli Egiziani non volevano: ma ammettiamo che la morte inflitta ai primogeniti è stata un esempio piuttosto crudo di trattativa sindacale unilaterale.
Ora, che si parli di ciò che a quanto pare accadde in certe ristrette comunità ebraiche d’antan sempra proibito; e del pari proibito sembra sia parlare dell’usanza pasquale (di Pesach, dico) ormai dilatata a tutto l’anno, a voler guardare quello che avviene giornalmente in terra palestinese. Credo che i primogeniti siano finiti, ma i tempi cambiano e forse in tempi di vacche magre vanno bene anche i fratelli cadetti.
Frattanto, mentre in prossimità della Pasqua — cristiana ebraica ortodossa o come preferite — si dibatte ancora sulle sorti del libro da bruciare e del suo autore censurato o viceversa, si passa un po’ sotto silenzio una notiziona che meriterebbe rilievo: il Dipartimento per le Politiche Europee rende infatti noto che:
«Il 19 aprile 2007 i 27 ministri della giustizia dell’Unione europea hanno firmato un accordo sul testo che farà diventare reato ogni forma di odio e di violenza razziale, nonché il “negazionismo” dei genocidi internazionalmente riconosciuti. Il testo entrerà in vigore entro il 2009. A seguito di tale accordo alcuni paesi, come l’Italia, si vedranno costrette ad apportare modifiche alla propria legislazione. […] L’accordo, che tuttavia prevede eccezioni e deroghe, è stato raggiunto dopo cinque anni di discussioni, rese necessarie per riuscire a conciliare la punibilità dell’incitamento all’odio con la libera espressione del pensiero. […] Il documento stabilisce anche che gli stati, i quali nei propri ordinamenti già prevedono pene per la negazione dell’Olocausto (come ad esempio la Francia), possano continuare a far rispettare tale normativa. Per gli altri, l’UE ha scelto di lasciare liberi di punire o meno chi nega che sia mai avvenuta la Shoah o inneggia al nazismo o sventola una bandiera con la croce uncinata. […]».
Il provvedimento rientra nel programma specifico Diritti fondamentali e cittadinanza per il periodo 2007-2013 (parte del programma generale Diritti fondamentali e giustizia) istituito nella stessa data dal Consiglio dell’Unione Europea: «in realtà le nuove leggi non hanno significato per la Danimarca e altri Paesi che tradizionalmente pongono in primo piano la libertà di espressione. Il piano tedesco di una totale proibizione europea riguardante la svastica e la negazione dell’Olocausto è stato abbandonato a causa dei quanto mai differenti atteggiamenti presi verso il razzismo, la libertà di espressione e la “bugia dell’Olocausto” nei singoli Paesi. E per quanto, con le nuove regole, i Paesi si trovino in via di massima d’accordo per una pena da uno a tre anni per razzismo con istigazione alla violenza e all’odio contro singole persone o gruppi, nonché per la negazione dell’uccisione da parte dei nazisti di sei milioni di ebrei durante la seconda guerra mondiale, la negazione dell’Olocausto sarà tuttora non condannabile in Danimarca e in vari altri Paesi» (Jesper Kongstad, L’UE approva la legge sul razzismo, “lyllands-Posten”, 19 aprile 2007).
Lo spiraglio mi autorizza a porgere i miei auguri a tutti — e non necessariamente, capirete, di buona Pasqua…


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Potete lasciare parte dell’intro di Toaff, sarei interessato all’argomento ma non ho ancora capito di cosa tratti il libro nello specifico..
Nella sezione [Ri]letture puoi trovare l’introduzione…
La tesi dell’autore è che tra il 1100 e il 1500 gli ebrei ashkenaziti fondamentalisti compirono dei sacrifici umani, ed il sangue veniva poi usato per i “rituali” della Pasqua…