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Per non restare al palo

By admin • Apr 17th, 2008 • Categoria: Editoriale

 

di Alessandra Colla

 

È difficile pensare di scrivere un editoriale mentre gli animi sono ancora, quale più quale meno, in fermento per i recenti “ludi schedaiuoli”, com’erano chiamati nel buon tempo andato.

Anche perché in fondo, tolti gli eventi legati alle votazioni con tutti i corollari del caso, non è che le cose siano cambiate di molto dalla settimana scorsa, almeno a giudicare dagli ultimi due giorni: ieri a Gaza, nella Palestina occupata, sono morti diciassette palestinesi e tre israeliani, più o meno mentre il leader del Likud Benjamin Netanyahu, nel corso di una conferenza all’università Bar Ilan, dichiarava testualmente che Israele sta «beneficiando degli attacchi alle Torri Gemelle e al Pentagono e della lotta americana in Iraq», aggiungendo che questi eventi hanno «spostato l’opinione pubblica americana in nostro [di Israele] favore» (lo dice il quotidiano israeliano “Ma’ariv”, e non vedo perché non dovremmo credergli); oggi a Kirkuk, nel nord dell’Iraq, sono morte almeno 45 persone in un attentato kamikaze; le borse europee sono in sofferenza; nelle scuole italiane di ogni ordine e grado si registra un aumento del bullismo; ieri è morto un altro operaio della Thyssen-Krupp; in India sono stati arrestati 180 attivisti tibetani che manifestavano contro il passaggio della torcia olimpica da New Delhi; ieri una ragazza è morta dopo aver ingerito un paio di pasticche di ecstasy (“promessa della nazionale di sci” — comunque, una ragazza che non avrà mai vent’anni); e si potrebbe continuare. L’unica novità, forse, è rappresentata dalla caduta in disgrazia dell’ex ministro della Sanità Girolamo Sirchia, condannato a tre anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici come pena accessoria dai giudici della quarta sezione penale del tribunale di Milano nell’ambito del processo su presunte tangenti nel mondo della sanità milanese: servisse mai a qualcosa…

Per il momento, quindi, non resta che rassegnarsi al solito tran-tran godendosi la calma relativa e provvisoria di questi giorni, mentre il popolo votante si divide tra chi si lecca le ferite, chi si rimbocca le maniche per ricominciare altre battaglie e chi finisce di scolare le bottiglie di champagne stappate lunedì sera. Gli eletti, invece — qui nel senso di “coloro che sono stati considerati degni rappresentanti dal/del popolo votante” — sono ancora lì a scambiarsi favori e a fare quello che fanno sempre: conservarsi il potere. Che in fondo oggi come oggi non è poi tanto rischioso: è passato il tempo degli assalti al Palazzo d’Inverno, e nelle piazze italiane le esternazioni estetiche degli architetti à la page hanno sostituito i patiboli — come direbbe il saggio della vecchia parabola, “chi ti dice che sia un bene?”.

Fatto sta che la messa fuori gioco delle estreme la dice lunga sull’avanzata inesorabile di quell’appiattimento globalizzante che ormai sono in pochi a negare. Gli spazi di manovra si restringono: e sarà d’uopo — come si diceva ai tempi “in cui si amava e poi si odiava e si ammazzava il nemico” — prendere atto una volta per tutte che gli equilibri e gli scenari non soltanto sono profondamente mutati rispetto a quelli del post-1989 e del post-2001, ma stanno rapidamente diventando impossibili da analizzare sulla base di categorie mentali senz’altro affascinanti e mitopoietiche, ma ormai disperatamente sorpassate. Restare al palo servirà soltanto a fare, ancora una volta, il gioco risaputo di tutti gli eletti.

 

(17 aprile 2008)

 


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