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Primo maggio

By admin • Apr 30th, 2008 • Categoria: Editoriale

di Alessandra Colla

Il Kali-yuga esiste, e noi ci siamo dentro fino al collo.

Altrimenti non si spiegherebbe perché la settimana scorsa sia stato il quotidiano non-più-comunista “L’Unità” a difendere la figura e l’operato del contractor Salvatore Stefio, e perché invece oggi siamo proprio noi, qui, a parlare del 1° maggio, festa socialcomunistissima quant’altre mai.

Non sprecheremo troppe parole: preferiamo invece offrire, nella sezione “[Ri]letture”, due testi apparentemente disomogenei — un brano dal romanzo pedagogico di Edmondo De Amicis Primo Maggio (iniziato nella seconda metà del 1891, rimasto incompiuto e pubblicato postumo nel 1980) e il Discorso da ascoltare di Benito Mussolini, pubblicato sul “Popolo d’Italia” del 1° maggio 1919 proprio mentre nasceva il quotidiano “L’Ordine Nuovo” di Antonio Gramsci.

Del resto, “L’Unità” del 1° maggio 1914 aveva scritto: «Benito Mussolini è stato l’uomo, che era necessario e che non poteva mancare, per esprimere e rappresentare in questo momento storico il bisogno di un movimento sinceramente rivoluzionario nella nostra patria» — a riprova del fatto che un fil rouge può diventare nero e poi tornare rosso senza troppi scandali, e forse i colori sono soltanto un effetto della luce ma un filo è un filo è un filo è un filo…

E a proposito del Primo Maggio di De Amicis, è chiaro che certe riflessioni possono essere tranquillamente definite in più modi — anarchiche, socialiste, comuniste, sansepolcriste: non ha molta importanza. Quello che importa è che il quadro delineato dal protagonista Alberto Bianchini nella discussione col padre corrisponda ancora e con inquietante approssimazione al quadro di tanta società contemporanea, nonostante siano passati 117 anni (se non vado errata) dalla stesura di quelle pagine.

Perché lo scenario ottocentesco non è stato smantellato: semplicemente, si è spostato in altre zone del pianeta mantenendo intatta la sua crudezza; qui da noi, nella società occidentale che si sta rivelando falsamente opulenta, l’impalcatura è rimasta identica, beneficiando soltanto di un restyling in linea con lo spostamento dei bisogni — e non certo con la loro eliminazione.

Anche per questo, (ri)leggere certe pagine può utilmente rinfrescare la memoria, per non dimenticare certe radici profonde — è possibile reciderle, non certo negarle.


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