Un giorno d’estate, a Little Big Horn
By admin • Giu 25th, 2008 • Categoria: Editorialedi Alessandra Colla
Chissà se a Little Big Horn faceva caldo come oggi, il 25 giugno 1876; e chissà se Custer (non “generale” ma colonnello, e per molti, semplicemente, “macellaio”) si sarà accorto del tempo atmosferico, impegnato com’era nel tentativo poi fallito di arginare la sacra furia guerriera delle nazioni indiane — per una volte unite e ben decise a sciacquare col pallido sangue delle giacche blu il sangue dei loro morti che aveva arrossato le acque del Sand Creek, il 29 novembre 1864.
L’anniversario non è di quelli tondi — sono passati 132 anni dall’ultima vittoria dei nativi americani contro i “visi pallidi” invasori, e non ci sarebbe motivo di ricordare quella battaglia in questo più che in un altro anno, se non fosse che nella campagna elettorale recente eppure così lontana nella memoria dell’Italia post-Prodi si sono visti campeggiare qua e là manifesti con la bella immagine di un capo pellerossa corredata dalla scritta “loro hanno subito l’immigrazione – adesso vivono nelle riserve”.
La grafica del manifesto, a quanto pare, è piaciuta: l’oggetto risulta impattoso, e il fascino esotico assimilato in mezzo secolo di western è di quelli duri a morire. E su questo non si discute.
Da discutere, semmai, ci sarebbe sul buongusto della considerazione: perché ormai è cosa nota che quella bianca e occidentale nelle Americhe non fu un’immigrazione pacifica o una penetrazione civilizzatrice — bensì un’invasione in armi appena mitigata da un coreografico sventolìo di croci e bandiere. E per ricordarlo va benissimo anche un 132esimo anniversario, che fa un po’ sorridere abituati come siamo a celebrazioni secolari intere o frazionate. L’importante, in ogni caso, è ricordare.


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Si sono presi il nostro cuore sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent’anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent’anni
figlio di un temporale
c’è un dollaro d’argento sul fondo del Sand Creek
I nostri guerrieri troppo lontani sulla pista del bisonte
e quella musica distante diventò sempre più forte
chiusi gli occhi per tre volte
mi ritrovai ancora lì
chiesi a mio nonno è solo un sogno
mio nonno disse sì
a volte i pesci cantano sul fondo del Sand Creek
Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso
il lampo in un orecchio e nell’altro il paradiso
le lacrime più piccole
le lacrime più grosse
quando l’albero della neve
fiorì di stelle rosse
ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek
Quando il sole alzò la testa oltre le spalle della notte
c’eran solo cani e fumo e tende capovolte
tirai una freccia in cielo
per farlo respirare
tirai una freccia al vento
per farlo sanguinare
la terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek
Si sono presi i nostri cuori sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent’anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent’anni
figlio di un temporale
ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek