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Zetazeroalfa DRUMO: “Estremocentroalto”

By admin • Mag 12th, 2008 • Categoria: Articoli, Recensioni

di VKK

 

Zetazeroalfa DRUMO: “Estremocentroalto” CD digipack [Rupe Tarpea]

 

Chi/cosa è DRUMO? Il dubbio s’insinuava picchiando lento e pervicace come gocce di piombo fuso sulle coscienze di molti: DRUMO, il non-sense verbale, questa specie di parolaio dada il cui senso nessuno afferrava, nessuno era in grado di cogliere in maniera compiuta.

Poi le autorità competenti hanno provveduto, poco per volta, a svelare il mistero: DRUMO come acronimo di “Divisione RUMOre”, la costola (particolarmente) perversa di Zetazeroalfa, il suo lato oscuro, un po’ come il gemello malvagio partorito per scissione dal cervello siamese del protagonista di “La metà oscura”.

DRUMO. La Cosa. La vera “Cosa Nera”.

Di cui tutti sapevano tutto e nessuno sapeva niente.

Sì, perché proprio quando il mistero veniva svelato si procedeva goliardicamente a ri-velarlo con sistematica e cocciuta caparbietà. Si sviluppavano leggende, boutades situazioniste forumistiche contribuivano alla nascita di un mito avvolgendo Drumo di un alone di misticismo urbano: nasceva l’entità drumica, soggetto proteiforme dotato di bislacca maschera Domino Hurley e di più braccia di una divinità hindu, ad ognuna delle quali corrispondeva una storia, un cortometraggio mentale, una facezia da bettola…

Drumo è quando senti l’allarme della tua macchina scendi di corsa ma te l’hanno già rubata vai per risalire su casa e t’hanno rubato pure dentro casa… alchè ti siedi in terra e vedi che in fondo c’è il sole e anche oggi è una bella giornata…”

O “Drumo è quando Magellano incontra i cannibali nei Mari del Sud e dice mo’ gli vendo le perline e invece quelli si mangiano lui e l’equipaggio con tutta la nave. Drumo è i cannibali.”

Ma anche come deterrente per bambini un po’ troppo vivaci, alla faccia di chi vorrebbe rincoglionirli col ritalin: “fai il bravo o viene Drumo e ti spezza le ginocchia!”

Dicono che funziona.

Insomma Drumo era ormai un personaggio che aveva trovato più di un autore. Un futuro radioso lo attendeva.

Poi un bel giorno molti di noi aprono la cassetta della posta e trovano uno arcano pacchetto, lo scartano e ne salta fuori, semovente, un cd recante la scritta “Zetazeroalfa DRUMO”.

Panico mediatico. Tanto valeva che il pacchetto ti scoppiasse in faccia.

Avidamente agguanti il cd, lo infili tremante nel lettore e… il mondo non è più stato uguale, dopo.

In sedici tracce è condensato tutto il male, tutta la follia rannicchiata per eoni negli angoli di mezza Italia, convogliata e ridirezionata secondo logiche che definire perverse è un bieco eufemismo da salotto radical chic. Non esagero: qui dentro c’è tutto. Persino il gospel e i campi di cotone o gli inni mai scritti dei Carbonari, secondo me se ascolti “Estremocentroalto” con attenzione maniacale è capace che ci trovi pure quelli… La base è indubbiamente elettronica, ma la parola “elettronica” suona come un bel clichée. Drumo invece i clichée li ha fatti a pezzi, tutti, uno per uno. Dall’epilessia drum’n’bass di “Peste Suina Classica”alla furia techno-ebm di “Baracus” dal sapore Hocico/Dulce Liquido (non me ne voglia Drumo…) più seri e incazzati; dal tribalismo di “Sargasso of Space”, uno degli episodi più raffinati e riusciti dell’album – il sax tentacolare che si fonde alla perfezione con la notte opaca e morbosa del tessuto urbano – alle sfuriate hardcore/gabber di “Raid Sur Delta” o le puntate hardcore-schranz a un numero improponibile di bpm di “451” inframmezzata da partiture breakcore/drum’n’bass di un disturbante unico, in puro stile psicoide Venetian Snares. Sparse ovunque, in questa prima manciata di odio, citazioni cinematografiche di indubbio effetto tratte da “I Guerrieri della Notte”, “V per Vendetta”, “Fahrenheit 451” nonché dalla “Trilogia del Mal” di Balaguerò, con la didascalica “Mutilaciòn. Tortura. La pràctica del horror como camino de la purificaciòn”, idealmente dedicabile a un mio compagno di sbronze romano nichilista alquanto, che saluto.

Ma non finisce qui. Le luci di Londra come filtrate dai migliori (gli ultimi) Coil – quelli, per intenderci, dei quattro Live 2003 – fanno capolino qua e là in “Happy Hour at the Meat O Rama” per essere subito fugate da destrutturazioni noisy dall’imprinting saporitamente futurista, mentre il lato più oscuro e drammatico di Drumo emerge in “Fuligine”, traccia dark ambient dalle atmosfere marziali, già nota come outro (dedicata al Comandante Peppe Dimitri) dell’ultimo album di Zetazeroalfa “La Ballata dello Stoccafisso”.

Estremocentroalto” è il brano della maturità, insieme a “Sargasso of Space” rappresenta l’episodio più intelligente ed elaborato dell’album cui dà il nome: qui, la foga analitica – in senso etimologico, quindi con venature di significato diaboliche – dei nostri raggiunge il climax sublimandosi in un parapiglia indescrivibile di suoni che si rincorrono si azzuffano si danno botte in testa e fanno l’amore in un tripudio di destabilizzazione artistica in cui trova spazio anche un piccolo campionamento da “Perdition City” degli scandinavi Ulver. Non a caso la traccia successiva, che chiude la parte “solista” (“Parte Uno”) a cura di Mammatrone e Mammasantissima, è intitolata “La Morte dell’Arte”. Essa funge da ponte per la seconda tranche, quella dedicata alle collaborazioni, dal titolo “Partono Tutti”.

Qui si danno appuntamento per un the al polonio alcuni dei migliori esponenti italiani del “filosofare col martello” in musica. Si comincia con “Balla”, in cui i misteriosi personaggi che rispondono ai nomi di Mammuth e Mammalucco “omaggiano il futurista AereoPittoreParoLiberoPoeta Giacomo BALLA riportando in vibranti frequenze sonore il DINAMISMO DI UN CANE AL GUINZAGLIO”, il risultato: quattro minuti di alienazione pura e semplice a fini di decompressione neurale in vista del massacro a venire.

Parapiglia” (a cura di Mammabbedda) è quando dici “questa proprio non me l’aspettavo” ma d’altronde in un disco come “Estremocentroalto” cosa puoi aspettarti se non l’inatteso, l’imprevisto, come una sventola supersonica in pieno volto subito dopo un rassicurante lucido brillante sorriso a ottantotto denti? Bassi pompati, pieni, “vecchi”, dal suono secco e marziale, supportati da synths minimali che ricordano certi antichi hit progressive delle classifiche tedesche, “tutto questo è necessario?” – si chiede Mammabbedda – non lo sappiamo, rispondiamo noi, essenzialmente non ce ne frega granchè, ci piace e tanto basta.

In “Marcia Binaria” il cavaliere mascherato nomato Mammamia si fionda in divagazioni epico-danzerecce dal sapore laibachiano, tanto da apparire quasi un potenziale remix techno di un brano qualunque di “WAT”; in tutto questo, “marcia binaria: 1 o 0, vivo o morto, marcia o marcisci”.

La marcia, cristallizzata in fotogrammi ormai storici, è ripresa nel suo lato più solare e trasfusa in suono nella bellissima “H” a cura di Mammaliturchi. Si’, perché “H” è il seguito ideale di “Presente!” (“La Ballata dello Stoccafisso”): stesse emozioni, stessi frammenti di vita, stesse idee in marcia al ritmo semplice di un tamburo. E un elenco, che sembra non finire mai e che in effetti è un po’ il prolungamento ideale, indefinito, al di là del tempo, della sofferenza raggrumata sull’asfalto che fu terreno di una guerra civile la cui piena portata, forse, sfugge a tanti, compreso chi scrive.

Ha ragione MammaLTX, “non ci manca proprio niente”.

Chiude il disco, tanto per cambiare, “quellochenontiaspetterestimai”. “Cristo de Cemento”, in cui Mammatrone in uno slancio di sussiego e bravità “compiace i cannibal corpse”, è una aberrazione death metal dallo spirito grind con intermezzo cowboy, il tutto condito col sale di voci somiglianti più ai guaiti – anzi no, ai lai di dolore di un maiale scannato all’O.K. Corral con grazia e perizia sopraffine.

Con la partecipazione speciale dei Compagni di Merende. “C’ho l’avvocato Filastò, mi basta”.

Ipse dixit.

Non devo aggiungere altro, eccetto che la grafica (a cura di Acrida MAMMAGARI-OH!) è a dir poco killer e sintomatica/espressiva dei contenuti. In altre parole, o ve lo comprate o meritate il decesso naturale nel sonno nella placida comodità del vostro letto a botte di stoccafisso chiodato.

DRUMO: calaveras e pistolettate con passione da qui alla fine del mondo.

 

 

 

 

 

Tracklist :

 


PARTE UNO

01 Hasta la muerte
02 Peste Suina Classica
03 Baracus
04 Sargasso of space
05 Raid Sur Delta
06 Happy hour at the meat o rama
07 Fuligine
08 La fabbrica dei flagelli
09 451
10 Estremocentroalto
11 La morte dell’arte

PARTONO TUTTI

12 Balla
13 Parapiglia
14 Marcia Binaria
15 H
16 Cristo de Cemento


2 Commenti »

  1. […] Continua la lettura […]

  2. Ho riportato il vostro articolo sul mio sito.

    Grazie.

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